Grillo: “Poste Italiane, crac Invest Real Security. Perdite dell’80% per i risparmiatori”

Torna a parlare di temi economici Beppe Grillo, e lo fa con un post sul suo blog, a firma del MoVimento 5 Stelle, che titola in modo inequivocabile: “Poste Italiane: uno scandalo finanziario non si nega a nessuno”. Nel blog si analizza ciò che è accaduto a Poste Italiane da quando ha venduto alla clientela le quote di quattro fondi di investimento immobiliare, tra il 2002 e il 2005 e sostiene: “il valore delle stesse è letteralmente crollato”.

Come si può intuire c’è subito un attacco al sistema: “Dopo le vicende delle quattro banche popolari e di Mps, che hanno visto nel Partito Democratico il protagonista assoluto (in negativo), da qualche giorno anche Poste Italiane ha il suo scandalo finanziario, scaricato come sempre sulle spalle dei risparmiatori. Da quando Poste ha venduto alla clientela le quote di quattro fondi di investimento immobiliare, tra il 2002 e il 2005, il valore delle stesse è letteralmente crollato. Il 31 dicembre 2016 è scaduto il primo dei quattro fondi trattati dall’azienda postale, Invest Real Security, provocando perdite ai risparmiatori superiori all’80% di quanto investito. Le singole quote, infatti, costavano 2500 euro nel 2003 e sono state liquidate a 390 euro qualche giorno fa”.

Poi un parallelismo con la crisi americana: “Il copione è lo stesso della crisi finanziaria americana esplosa nel 2008 che ha poi contagiato il resto del mondo occidentale: prodotti finanziari molto rischiosi venduti senza filtri anche alla clientela retail (cioè di piccole dimensioni) sull’onda di una gigantesca bolla finanziaria ed immobiliare. Certo, la colpa di Poste Italiane va condivisa con tutte le banche private che hanno agito nello stesso identico modo nell’ultimo decennio ma, fino a prova contraria, Poste è tuttora sotto il controllo pubblico, dato che il Ministero dell’Economia e delle Finanze ne detiene la quota di maggioranza (60%); da una società a controllo pubblico ci si aspetterebbe un comportamento indirizzato alla massima tutela dei risparmiatori, non la stessa avventatezza con la quale istituti privati senza scrupoli hanno gonfiato bolle finanziarie salvo poi socializzare le perdite quando il castello di carte è crollato”.

Inoltre prova a prevedere cosa ne sarà degli altri 3 fondi di investimento ed anche qui le proiezioni dei 5 stelle non sono certo floride: “Ora si parla di iniziative per risarcire i risparmiatori truffati ma sappiamo già come vanno a finire queste cose, con indennizzi che, quando sono posti davvero in essere, risultano limitati nel numero e nelle dimensioni. Alla prima mazzata, tra l’altro, ne seguiranno altre tre, per limitarci al caso di Poste Italiane: il fondo Europa1 scadrà nel 2017, quello Obelisco nel 2018 e quello Alpha nel 2030. Di questi solo l’ultimo ha qualche possibilità di recuperare il valore perso, dato che la scadenza ancora lontana consentirebbe di cogliere al balzo un’eventuale ripresa del mercato immobiliare. Gli altri due produrranno di certo altre tragedie individuali e famigliari, sperando che non si ripetano episodi come quello di Luigino D’Angelo, pensionato di Civitavecchia suicida dopo aver perso i 100 mila euro investiti in Banca Etruria”.

In ultimo si analizzano in maniera rapida quelle che sono le soluzioni previste dal MoVimento: “Eppure si sa qual è la malattia e quale la cura: un sistema finanziario deregolamentato produce bolle che poi, una volta sgonfiate, danno il via alla psicosi delle vendite di massa. La soluzione è politica, e consiste nel ”reprimere” il sistema finanziario nazionale riportandolo ai suoi fini costituzionali, che sono la tutela del risparmio e l’investimento dello stesso nei grandi complessi produttivi del Paese. Il M5S ha già presentato diverse idee, dalla riforma degli organi di controllo (Banca d’Italia inclusa) alla separazione delle banche di credito ordinario da quelle di investimento speculativo. Ma in parallelo sarebbe necessaria una vera e propria bonifica del nostro sistema finanziario dalle pessime riforme che l’hanno interessato negli ultimi decenni. Per limitarci al Governo Renzi, si parla della riforma delle banche popolari e della riforma delle banche di credito cooperativo, che hanno allontanato ancor più il credito dalle esigenze produttive del territorio”.

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