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10 maggio 1987, il Napoli vince il primo scudetto

Era una Città commissariata quella del 10 Maggio 1987, il commissario Prefettizio Sergio Vitiello reggeva le sorti di Napoli alla vigilia della lunga sindacatura socialista di Lezzi e Polese.

Ma il Santuario laico attorno a cui ruotavano speranze ed aspettative dei cittadini napoletani sparsi per il mondo, oltre il San Paolo, si trovava nel quartiere Soccavo. Centro Paradiso.
Per l’intera settimana un pellegrinaggio laico e composto di famiglie, tifosi e comitive di ragazzi che facevano filone a scuola solo per raggiungere un santuario civile e sportivo che sarebbe rimasto nell’immaginario collettivo di una generazione come il luogo in cui si fabbricavano speranze e sogni.
Le leggende narrano del celebre cancello accostato lasciato in piena notte per l’arrivo di Maradona in pieno ritiro ed alla vigilia della gara della Domenica. Attento che suoni il clacson per timore di destare dal sonno l’intero quartiere. Quante immagini rubate di quel luogo oggi conserviamo nella memoria e che con malcelata nostalgia ricorriamo a vedere sul web. La celebre bottiglietta d’acqua minerale palleggiata da Diego, le rovesciate nel fango, le traiettorie impossibili alle spalle della porta.
Quando il “pallone” si celebrava come un rito durante tutta la settimana , nell’attesa frenetica che non viveva nei salotti lustrati delle TV ma nella poltiglia di fango,erba e sudore del Centro Paradiso.
Quell’anno probabilmente il Napoli vinse lì il suo primo scudetto. Nei paltò color cammello di giornalisti a fare la fila fuori gli spogliatoi come in un qualsiasi campetto di periferia che ognuno di noi ha calcato negli anni della gioventù e negli occhi sognanti di bambini fuggiti per qualche ora via dalle scuole.
Il 10 Maggio di ogni anno così il pensiero corre al Tempio maggiore, a quel San Paolo imberbe e ancora giovane con le sue 90.000 anime arrampicate su in ogni ordine di aria e posto. Ma per ogni impresa vanno ricordati e celebrati anche gli eroi, che per sventura e avversità del fato, vengono ridotti al rango di “minori”. Oggi il Centro Paradiso è una pattumiera di sterpaglia e ruderi abbandonati al logorìo del tempo e dei ricordi. Maldicenze e dicerie di malasorte lo hanno ridotto all’abbandono di una Città a cui ha dato molto più di quanto abbia ricevuto. Meriterebbero migliori sorti i luoghi del nostro tempo buono, soprattutto se custodi di visioni collettive e di meravigliosi giorni che hanno lasciato un segno nella vita e nelle passioni profonde di ognuno di noi.
Ci si dovrebbe passare spesso a Soccavo, Via Vicinale Paradiso, come antidoto al passare del tempo e inno alla meglio gioventù. E immaginare il fischio sibillante di un cancello accostato nel cuore della notte per accogliere il padrone della festa. Domani è il 10 Maggio e Napoli non è più quella di quei tempi là.

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