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#7novembre1917. Quel giorno che sconvolse il mondo

Si può dare qualunque giudizio sul Bolscevismo e sugli anni che vennero. Un fatto è certo, quella Rivoluzione fu uno dei grandi avvenimenti della storia dell'umanità, una speranza per milioni di uomini e donne in tutto il mondo.

Cento anni fa un’incredibile forza popolare riuscì a trasformare in realtà quella che sembrava un’impresa impossibile: prendere il Palazzo d’Inverno e portare a compimento il sogno di una rivoluzione comunista. In molti, in questi giorni di febbrili analisi sulla Rivoluzione d’Ottobre, si chiedono se quell’evento, “l’assalto al celo”, che ha segnato l’intero corso del Novecento, ben al di là della vicenda russa, sia ancora attuale. Inutile aggiungere altre parole a quelle già versate, forse, affidarsi alla fredda cronaca di quelle ore può rendere meglio di qualunque analisi.

Cento anni fa, alle 10 del mattino del 25 ottobre (7 novembre), il Comitato militare rivoluzionario pubblicò un appello di Lenin, “Ai cittadini di Russia”, che informava del corso vittorioso della rivoluzione socialista e dell’abbattimento del governo provvisorio di Pietrogrado. Nel pomeriggio del 25 ottobre Lenin parlò al plenum del soviet e annunciò che la  rivoluzione operaia e contadina era compiuta.  A notte inoltrata i reparti rivoluzionari occuparono il palazzo d’Inverno. Alle 2.10 del 26 ottobre (8 novembre) i membri del governo provvisorio che si trovavano nel palazzo furono arrestati. Quella notte, senza lo spargimento di un goccio di sangue, si compì la prima vittoria del popolo sulla borghesia e il 25 ottobre (7 novembre) passò alla storia dell’umanità come il giorno della vittoria della Rivoluzione socialista d’Ottobre, che segnava l’inizio di una nuova era. Si udirono per la prima volta le parole: “Pace, pane, terra”, le più audaci di tutte le parole d’ordine sovversive, e poi l’appello ai soldati operai e contadini russi di non sparare sui soldati e contadini tedeschi, ma di voltare i fucili e sparare sui generali zaristi. C’era – come è stato ricordato in questi giorni – quella idea, che era stata per primo di Marx. dell’internazionalismo proletario, “proletari di tutti i paesi unitevi”: un’idea niente affatto di parte, che affonda invece le sue lunghe radici nell’umanesimo moderno.

I fatti di quel 7 novembre furono rilevati da tutti i testimoni obiettivi.  Uno di questi testimoni  fu John Reed, giornalista americano che raccontò quella fredda notte di novembre in un libro, “I dieci giorni che sconvolsero il mondo”. Il detto “al posto giusto al momento giusto” sembra essere stato scritto apposta per il giornalista americano John Reed, l’unico reporter occidentale a trovarsi, quella notte,  nel palazzo d’Inverno a San Pietroburgo, insieme alla moglie Louise Bryant (anch’essa giornalista) ed al collega A.R. Williams, per assistere in prima persona agli avvenimenti della rivoluzione d’Ottobre. Quel 7 novembre di cent’anni fa, Reed e i suoi compagni raggiunsero la sala delle conferenze al vecchio istituto Smolny dove si teneva il congresso dei soviet di Russia e ne seguirono tutti i lavori, sentendo parlare per la prima volta Lenin. Fu appunto lì che il soviet di Pietrogrado, riunito in seduta straordinaria, dichiarò che il governo provvisorio era stato rovesciato. Dopodiché si recarono sul luogo della vittoria proletaria, consapevoli d’essere testimoni d’un avvenimento assolutamente eccezionale. Forse Reed non era neutro rispetto agli eventi, nonostante questo, nel tracciare la storia di quelle grandi giornate considerò comunque gli avvenimenti come un cronista coscienzioso che si sforza di fissare la verità.

Ed ecco la sua cronaca: «Intanto, approfittando delle circostanze, – scrive Reed – eravamo entrati nel palazzo. Vi era ancora molto andirivieni: si visitavano le stanze del vasto edificio… I vecchi servitori del palazzo, nelle uniformi azzurre, rosse e oro, andavano e venivano nervosamente, ripetendo per abitudine: “Non si entra qui, barin, è proibito”. Arrivammo infine alla camera di oro e di malachite, dalle tappezzerie di broccato rosso, dove i ministri erano stati riuniti durante tutto il giorno precedente e durante tutta la notte e dove erano stati consegnati alle guardie rosse dagli uscieri. La lunga tavola ricoperta di panno verde era ancora come essi l’avevano lasciata al momento dell’arresto… Bisogna ricordare che, quantunque il Palazzo d’Inverno fosse circondato, il governo era rimasto, fino all’ultimo momento, in comunicazione costante con il fronte e con la provincia… Erano le tre del mattino. Sulla Nevski tutti i lampioni a gas erano accesi di nuovo; il cannone da tre pollici era stato tolto e solamente le guardie rosse ed i soldati, seduti attorno ai fuochi, ricordavano ancora la guerra. La città era calma, calma come forse non era stata mai nel corso della sua storia; in quella notte non fu commesso un delitto, non un furto! … Così Lenin e gli operai di Pietrogrado avevano deciso l’insurrezione, il Soviet di Pietrogrado aveva rovesciato il governo provvisorio e messo il Congresso dei Soviet davanti al fatto compiuto del colpo di stato. Si trattava adesso di conquistare tutta l’immensa Russia, e poi il mondo! La Russia avrebbe seguito e si sarebbe sollevata? E il mondo che farà? I popoli accoglieranno l’appello e la marea rossa inonderà il mondo?».

Si può dare qualunque giudizio sul Bolscevismo e sugli anni che vennero. Un fatto è certo, quella Rivoluzione fu uno dei grandi avvenimenti della storia dell’umanità, una speranza per milioni di uomini e donne in tutto il mondo.

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