Addiopizzo- La “geniale” tecnica usata dai 5stelle per intascare i soldi dell’antimafia

Ennesimo scandalo scuote il M5S, dopo il caso firme false a Palermo scoppia il caso Addiopizzo.

Nel giorno dell’anniversario della morte di Giuseppe Impastato –attivista antimafia ucciso da Cosa Nostra– e Aldo MoroPresidente della DC ucciso delle BR–  in rete, un audio di 30 minuti rilanciato da alcuni profili Twitter, muove accuse pesanti  nei confronti del candidato sindaco pentastellato Ugo Forello che riguardano la gestione di Addiopizzo, associazione antimafia da lui presieduta fino allo scorso anno. Il file audio, contenente la registrazione di 30 minuti di una riunione del Direttivo Nazionale del M5s, tenutasi a Roma nel luglio 2016, racconta la vita di una delle organizzazioni antimafia più attive di tutti i tempi. Stando a quanto si apprende da Repubblica, gli imprenditori di Palermo e della Sicilia, venivano convinti a denunciare il pizzo per poi essere difesi da legali indicati dall’associazione mentre questa si costituiva parte civile e ricavava risarcimenti procedurali. A parlare è l’attuale componente dello staff della comunicazione di M5S alla Camera, Andrea Cottone. Intorno a  lui ci sono Riccardo Nuti e i deputati palermitani a lui vicini. Siamo nel luglio del 2016, si parla di

un circuito meraviglioso per il quale si convincono gli imprenditori a denunciare, si portano in questura e gli avvocati diventano automaticamente uno fra Ugo Forello e Salvatore Caradonna. Poi Addiopizzo si costituisce parte civile e viene difesa da quell’altro avvocato. Poi, in veste di parte civile,  i vertici dell’associazione chiedono i rimborsi e se li liquidano loro stessi.

Una tecnica “Geniale“, dice la deputata 5stelle Chiara Di Benedetto. Ma non finisce qui, nell’occhio del ciclone,  anche la gestione “poco trasparente” dei fondi del Pon Sicurezzaun milione e mezzo per l’esattezza–  e l’ombra del conflitto di interessi degli esponenti di Addiopizzo, presenti sia nel comitato del Ministero degli Interni -che gestisce il fondo per i risarcimenti agli imprenditori estorti- sia nei collegi difensivi degli imprenditori stessi. Una doppia presenza che già nel  2014 fece scattare i campanelli d’allarme della commissione antimafia. Intanto, dal blog di Beppe Grillo, tutto tace.

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