Afragola: 26 esponenti del clan Moccia vanno a processo

26 esponenti del clan Moccia finiscono a processo. Accuse a vario titolo di associazione mafiosa, estorsioni, droga, armi e riciclaggio. L’inchiesta è quella relativa al blitz di gennaio che vide coinvolte ben 76 persone.

Il processo avverrà con rito abbreviato: a novembre dovranno comparire dinanzi al tribunale di Napoli 26 esponenti del clan Moccia di Afragola. Personalità che coprono un po’ tutto l’universo del clan: da Afragola a Cardito, da Casoria ad Arzano. L’indagine che li ha trascinati in tribunale risale al gennaio scorso: coinvolse 76 persone accusate a vario titolo di associazione mafiosa, estorsioni, droga, armi, riciclaggio, intestazione fittizia di beni, accesso abusivo ad un sistema informatico. Il blitz fu eseguito da agenti della Dia del centro operativo di Napoli, dalla Squadra mobile di Napoli e dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Castello di Cisterna con l’ausilio della guardia di finanza Le  indagini furono coordinate dalla Dda della Procura di Napoli. Allora si arrivò all’arresto cautelare di 42 persone.

Le indagini  avvalsero del contributo di collaboratori di giustizia, e si basarono anche su intercettazioni di colloqui in carcere con il sequestro di manoscritti con cui i detenuti del clan comunicavano con l’esterno. Gli inquirenti ricostruirono, oltre al gruppo di vertice, anche quello dei cosiddetti ‘senatori’ indicati come ‘affidatari delle direttive’: Salvatore Caputo (deceduto), Domenico Liberti, Maria Luongo, Pasquale Puzio e Antonio Senese. Venne ricostruita la più recente conformazione del clan Moccia, le responsabilità del suo vertice assoluto, dei dirigenti e dei relativi referenti sul territorio, le modalità di comunicazione tra gli affiliati, anche detenuti, la capillare attività estorsiva, l’imposizione delle forniture per commesse pubbliche e private, la ripartizione tra i componenti del clan , liberi e detenuti, dei profitti illeciti e le infiltrazioni negli apparati investigativi

Le indagini hanno portato alla luce i profondi contrasti esistenti tra alcuni dei cosiddetti senatori, ed hanno evidenziato il ruolo di primo piano assunto da Modestino Pellino, sorvegliato speciale domiciliato a Nettuno e ucciso il 24 luglio 2012, subordinato solo a quello del capo indiscusso dell’associazione Luigi Moccia, già sottoposto a libertà vigilata a Roma, dove aveva da tempo trasferito i propri interessi.L’ organizzazione era radicata in diverse zone della provincia di Napoli, da Afragola a Casoria, Arzano, Frattamaggiore, Frattaminore, Cardito, Crispano, Caivano e Acerra, fino al Lazio.

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