Basket Nba, lo stato delle cose: the Charlotte Hornets

A sua maestà Michael Jordan i rebuilding non sono mai piaciuti ma data la corrente situazione degli Hornets e l'attesa bontà del prossimo draft, sarebbe il caso di provarci.

Stagione difficile: coach Clifford non più con la squadra dal 6 dicembre scorso causa malattia; l’esperimento Howard con più ombre che luci (come prevedibile); la brutta stagione di Batum; la mancata crescita offensiva di Gilchrist; l’infortunio di Cody Zeller; i dolori del giovane Monk. A voi, i Charlotte Hornets: dove un rebuild fatto bene potrebbe, alla fine, convenire a tutti, incluso il riottoso Michael Jordan.

Lo stato delle cose: 38 partite giocate, 15 vittorie e 23 sconfitte. Gli Hornets stanno provando a correre significativamente più dell’anno scorso: attualmente noni per pace nella lega mentre l’anno scorso, nella medesima classifica, non erano andati oltre il diciannovesimo posto. La difesa, marchio di fabbrica di casa Clifford (anche se, al momento, la squadra è affidata alle cure di Stephen Silas), continua a reggere bene- Charlotte è undicesima per defensive rating nella lega- mentre l’attacco, ventunesimo offensive rating Nba, fa fatica ad uscire dalle secche di una diffusa mediocrità nonostante gli sforzi del sempre sottovalutato Kemba Walker. Il presupposto estivo alla stagione 2017/2018 era stato l’acquisizione del contratto e delle prestazioni del controverso e sempre meno rilevante (anche a livello mediatico) Dwight Howard. Per ora, va così:

Charlotte Hornets minutiae (1): sempre presente nelle 38 partite stagionali degli Hornets, consueta doppia-doppia di media da 16p e 12r, un suo modo di essere consistente: consistentemente buono ma senza essere più il game-changer di un tempo in difesa, consistentemente negativo in attacco per un saldo complessivo, a conti fatti, in cui il segno meno la fa da padrone. In pratica, il buono prodotto in difesa, già attutito dal passare degli anni, viene inghiottito dalle storiche e mai risolte limitazioni offensive, amplificate- dette limitazioni- da un’esplosività oramai più che dimezzata rispetto ai dominanti tempi in maglia Magic. Declinante. 

L’acquisizione di Howard è costata il posto in quintetto a Cody Zeller, retrocesso al rango di back-up center. Come sempre durante la sua carriera, le statistiche standard di Zeller non balzano esattamente all’occhio; le statistiche avanzate, però, mostrano quanto il prodotto di Indiana University sia in grado di impattare il gioco degli Hornets non fosse altro per il solo fatto di sapere cosa fare e quando farlo. Zeller, che dovrebbe tornare in campo a fine gennaio-inizio febbraio dall’operazione al menisco sinistro operato ad inizio dicembre, è uno dei quattro giocatori del roster di Charlotte a poter vantar un box plus/minus complessivo con il segno positivo- gli altri sono Walker, Marvin Williams e Jeremy Lamb.

Ciò che, più in generale, balza all’occhio è l’evidente asimmetria nella costruzione del roster degli Hornets. Accanto ad Howard ci sono due ali: Williams e Gilchrist. Marvin Willliams è un veterano non lontano dai 32 anni che vanta due skills Nba di rilievo: solida difesa e buon tiro piazzato dalla lunga distanza- 9.2 punti a partita col 43% da 3 punti mandando 1.5 triple a bersaglio su 3.5 triple tentate a partita in 26 minuti sul parquet. Se Williams tira bene, ancorché non tantissimo in termini di volume, dalla lunga distanza, Gilchrist non tira per nulla. Non è un modo di dire: 0.0 triple a bersaglio su 0.1 triple tentate a partita. Scelto dagli Hornets alla numero 2(!) del draft 2012 dopo Anthony Davis e prima di Bradley Beal(..), Michael Kidd-Gilchrist entrò nella lega come ala piccola dal grande atletismo e dalle spiccate doti difensive nell’auspicio potesse di lì a qualche anno mettere dentro un almeno decente se non rispettabile tiro dalla media e lunga distanza. Nada. Sono passati abbastanza anni per un giudizio sostanzialmente definitivo: lo skill-set di Gilchrist in attacco ricalca più quello di Zeller e Howard che quello di una moderna combo forward Nba. Le spaziature in attacco, di conseguenza, sono quelle che sono, anche perché lo swingman francese Nic Batum, guardia titolare degli Hornets, è attualmente nel pieno della sua peggiore stagione Nba in carriera- di sicuro quanto a rapporto tra produzione in campo e salario percepito:

Charlotte Hornets minutiae (2): Nic Batum stats: 10.4 punti, 4 rimbalzi e 5 assist a partita tirando il 41% dal campo ed un pessimo 28,7% da 3 punti su 4 tentativi di media a partita. La produzione è quella che è: le parti migliori sono la difesa e il playmaking. Poi metteteci dentro il salario: 22.4 milioni di dollari per questa stagione, 24 milioni quella dopo, 25.6 quella dopo ancora ed infine una bella player option del valore di 27 milioni di dollari per la stagione 2020/2021 che, al 101%, verrà esercitata dal Batum al fin di incassare gli ultimi grassi milioni di dollari della sua carriera prima di dedicarsi ai propri business post-ritiro. Avrebbe bisogno di cambiare aria.

Chiude il quintetto il miglior giocatore del lotto: Kemba Walker

Charlotte Hornets minutiae (3): l’offensive box plus/minus di Kemba dice +4.6 La domanda è: in caso di rebuilding, dove cederlo ed in cambio di cosa? Una combinazione tra scelte al draft e la possibilità di scaricare un po’ del tanto salario in eccesso sul libro paga dovrebbe attirare l’attenzione degli Hornets. Kemba ai Suns, no?

Tipo: Kemba+Batum+Graham ed una second rounder a Phoenix in cambio di Monroe+Dudley+Chriss e la scelta al primo giro (top 3 protected) dei Suns al prossimo draft, quello di Doncic e Ayton. Perché?

Charlotte ci guadagna la scelta dei Suns, la crescita dell’immaturo ma talentuoso Chriss, un expiring contract in Monroe e il contratto di Dudley che scade nel 2019. Quindi: una scelta al prossimo draft (oltre alla propria), un giovane prospetto ed un bel po’ di sollievo salariale liberandosi dell’albatross di Batum.

Phoenix ci guadagna una notevole point guard Nba, nel pieno del suo prime ma ancora relativamente giovane (tra i 27 e i 28 anni) da affiancare al talento offensivo di Devin Booker, poi in Batum uno swingman veterano in grado di fare da collante con solida difesa e passaggi intelligenti al duo di esplosivi realizzatori. In più Treveon Graham, guardia tiratrice che quest’anno sta tirando il 44% dalla lunga distanza ed una buona second rounder al draft del prossimo giugno. *Ammesso, e non concesso, che Phoenix si sia scocciata di continuare con l’andazzo attuale e voglia andare sul sicuro con Kemba invece che rischiare con un altro giovanissimo al draft.

**La cessione di Batum libererebbe inoltre spazio e minuti per lui, Malik il monaco:

Charlotte Hornets minutiae (4): Malik Monk, 20 anni a febbraio. Al momento, come dire?, per lo più sepolto in panchina e quindi impossibile da giudicare. In attesa di spazio, minuti e giudizio. 

***Charlotte torna in campo nella notte di mercoledì in casa contro i Dallas Mavericks. Palla a due.

****un evergreen:

 

 

 

 

 

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