Basket Nba, lo stato delle cose: the Dallas Mavericks

Pare che Wunder Dirk voglia giocare anche la prossima stagione. Una buona notizia non solo per i tifosi dei Dallas Mavericks ma per tutti i sinceri appassionati della palla a spicchi.

Stagione parecchio confusa quella dei Dallas Mavericks 2017/2018. Che si tankasse in maniera più o meno evidente era nelle carte; che lo si dichiarasse apertis verbis come ha fatto il sempre controverso proprietario Mark Cuban invece no. Non bastasse il cortocircuito con gli uffici newyorchesi del commissioner Adam Silver sull’irrisolta questione del perdere peggio per (forse) scegliere meglio a giugno, i Mavs si sono poi ritrovati al centro di un’altra questione ancor più delicata e significativa per la credibilità della loro organizzazione: le molestie subite sul luogo di lavoro dalle lavoratrici di casa Mavs ad opera di alcuni dei più importanti dirigenti amministrativi della franchigia. Non un bel periodo insomma.

Lo stato delle cose: 67 partite giocate, 21 vittorie e 46 sconfitte. I Mavs sono detentori di un record sensibilmente peggiore di quanto le loro statistiche di squadra farebbero in realtà pensare. L’attacco è scadente (ventiquattresimo offensive rating Nba) più per un puro problema di mancanza di creatività con la palla in mano che per vera disorganizzazione: Dallas è infatti una delle migliori squadre della lega quanto a non buttare via il pallone in attacco, il problema è che è difficile costruire un attacco efficiente avendo una rookie point guard di 20 anni, Dennis Smith, al comando delle operazioni e in più una prima punta offensiva, Harrison Barnes, decisamente inadeguato al ruolo di…prima punta offensiva di un attacco per di più guidato da un rookie che sta necessariamente imparando sul campo quando scegliere di mettersi in proprio e quando invece scegliere di coinvolgere (e nel modo giusto) i compagni di squadra. Non sorprendentemente, infatti, l’attacco dei Dallas Mavericks risulta nettamente più in sincronia quando a chiamare giochi e sfruttare situazioni tattiche di vantaggio è il play veterano J.J. Barea, 34 anni a giugno e 12 anni di carriera alle spalle.

Detto di un attacco asfittico, note sicuramente più liete arrivano dalla metà campo difensiva dove i Mavs si attestano sedicesimi quanto a defensive rating complessivo frutto di una discreta capacità nel forzare palle perse negli attacchi avversari (tredicesimi per opponent turnover percentage) ed una spiccata abilità nel proteggere il proprio ferro prevenendo secondi possessi altrui (Dallas è la sesta miglior squadra Nba per defensive rebound percentage). Spiccano in particolare le metriche difensive di tre giocatori: il tedesco Maxi Kleber, l’iperatletica ala/centro canadese Dwight Powell e il tunisino Salah Mejri. Kleber è una power forward ventiseienne da 16.5 minuti di media con discreta cognizione difensiva ma una certa povertà offensiva (5 punti e 3 rimbalzi di media tirando il 47,5% dal campo ed uno scadente 28% da 3 punti); Mejri ha uno straordinario +5.5 di defensive box plus/minus ma prima di farsi prendere dall’entusiasmo meglio dare a questo dato il giusto contesto aggiungendo che il marocchino gioca meno di 12 minuti di media ed a giugno compirà 32 anni- un altro paio di buoni anni da enforcer Nba comunque non glieli toglie nessuno; quanto a Dwight Powell:

 

Dallas Mavericks (1): Dwight Powell stats: in poco meno di 21 minuti sul parquet 8.5 punti e 5.5 rimbalzi di media a partita; statisticamente il più efficiente giocatore di Dallas in questa stagione (in verità dopo Mejri ma avendo giocato più del doppio dei minuti del tunisino e meno garbage time): +1.7 di defensive box plus minus e +0.9 di offensive box plus/minus con 65,1 di TS% e 18.9 di PER. Considerando che i Mavs passano al 26enne prodotto di Stanford University circa 9 milioni di dollari l’anno, almeno Mark Cuban dovrebbe essere contento di non star buttando via i soldi.   

 

Dallas Mavericks (2): Dennis Smith Jr: quasi 15 punti e 5 assist di media. Imparerà a scegliere meglio i tiri da prendere e quelli invece da evitare. Per ora: 39% dal campo e 30% da 3 punti su quasi 5 tentativi di media da dietro l’arco dei 3 punti.  

 

Dallas Mavericks (3): e poi c’è il caso Noel. Forse il motivo di più sincero interesse delle ultime 15 partite stagionali dei Mavs è proprio Nerlens Noel. Reduce da 15 buoni minuti nella sconfitta contro Houston, dovrebbe vedere il campo con una certa frequenza da qui alla fine della regular season. Quanto a quello che accadrà quest’estate, impossibile fare previsioni: i rapporti coi Mavs sembrano decisamente danneggiati, alla fine però l’Nba è innanzitutto un business e se Dallas dovesse offrire a Noel una cifra consistente allora l’infelice (sin qui) matrimonio potrebbe anche continuare. $$ talks. Always. 

 

*I Mavs tornano in campo nella notte di martedì al Madison Square Garden di New York contro i Knicks.

PALLA A DUE

(Che Cuban non sapesse dell’ambiente sessista e pro-molestie sviluppatosi negli uffici della sua franchigia è, quantomeno, dubbio. Più probabile ne sapesse abbastanza da configurare il suo comportamento come apertamente omissivo. Indicativo che licenziamenti e mea culpa siano fioccati solo una volta scoppiato lo scandalo. Quanto a vendere il proprio prodotto e farci soldi sopra, però, difficile trovare qualcuno più bravo: il record dei Mavs sarà pure pessimo ma l’American Airlines Center è spesso pieno: il palazzetto di Dallas è infatti primo nella speciale classifica dei biglietti staccati. Per quest’anno tocca accontentarsi.)

 

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