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Scandalo magistratura. I 5 stelle chiamano in causa il PD

Lo scandalo nel Consiglio Superiore della Magistratura sta scuotendo non poco il mondo politico. Il Movimento 5 stelle, sul proprio blog ha scelto di partire all’attacco:

“le pagine dei giornali sono piene dello scandalo scoppiato in seno al Consiglio superiore della magistratura dove quattro consiglieri si sono autosospesi, mentre uno si è già dimesso. Un’inchiesta della procura di Perugia ha infatti scoperchiato un vaso di Pandora in cui la cosa più evidente che viene fuori è come il merito dei singoli magistrati viene affogato nelle logiche spartitorie politico-correntizie.

Si entra poi nello specifico del caso relativo all’ex Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati,  Luca Palamara:

“Da quanto emerge da articoli di stampa, infatti, l’ex presidente dell’Anm, nonché ex consigliere del Csm, Luca Palamara, discuteva con un altro consigliere e con i deputati del Pd la spartizione delle poltrone più importanti degli uffici giudiziari italiani. Una sorta di gioco di tessere di domino in cui si incrociavano i destini degli uffici di Torino, Perugia, Brescia e, soprattutto, Roma. Perché il meccanismo era un vero e proprio sistema, per cui non ci si poteva accordare su un singolo incarico senza considerare tutto il quadro”.

Poi analizza il rapporto tra magistratura e politica, sottolineando anche i rapporti dell’ex ministro PD, Luca Lotti:

“In questo spaccato che l’inchiesta offre agli occhi degli italiani non c’è distanza fra magistratura e politica, sono la stessa cosa, con meccanismi del tutto simili se non peggiori, considerata la delicatezza dei compiti che la magistratura assolve. Per cui  abbiamo da una parte i deputati Ferri e Lotti del Pd che danno indicazioni, imbastiscono trame, dimostrano tutta la pervasività di una certa politica e, dall’altra, i magistrati che accolgono i suggerimenti, che ribattono, come se fosse tutta un’unica cosa. Con un piccolo dettaglio, non da poco: per esempio, Luca Lotti si esprime su chi deve andare a ricoprire il posto di procuratore Capo a Roma dove lui stesso è indagato nell’inchiesta Consip”.

Su Luca Lotti si sono concentrati anche i componenti del Movimento 5 Stelle nella commissione Giustizia del Senato, che in una nota scrivono:

“Quanto meno imbarazzante per il Partito Democratico leggere dei ruolo particolarmente attivo di Luca Lotti e Cosimo Ferri nel risiko delle nomine dei procuratori capo. L’Italia ha bisogno di una giustizia libera e indipendente dalla politica, serve un giro di vite immediato per garantire questi principi. Basta con il via vai tra politica e magistratura, criteri di selezione più rigorosi, un vero contrasto alle degenerazioni del correntismo. Il Movimento 5 Stelle in Parlamento è pronto ad agire”.

In questa vicenda però, come sottolinea il Blog del Movimento 5 stelle, non poteva mancare un passaggio sull’importanza dello Spazzacorrotti, che ha permesso a tutto ciò di venire a galla:

“Ecco, questo spaccato dà un po’ l’idea del tutto. E tutto avveniva di notte, in albergo, certi di una discrezione che grazie alla ‘Spazzacorrotti’ è venuta meno: l’indagine aperta su Palamara per corruzione ha consentito agli inquirenti di poter ‘accendere’ uno spyware nel telefono dell’indagato consentendo cosi’ la famigerata apertura del vaso di Pandora”.

In ultimo, sempre sul Blog, i 5 stelle ritengono necessario fare le opportune distinzioni:

“Ma, deve essere chiaro, i primi danneggiati sono gli stessi magistrati che temono un’onda di delegittimazione delle loro stessa funzione. Per alcuni magistrati che brigano, che gestiscono il potere, c’è il restante 99 per cento che guarda attonito a ciò che accade e che non ci sta a essere etichettato per le pratiche di alcuni colleghi”.

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