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Chris Froome : Un campione atipico

Chi è il padrone dei Grandi Giri del ciclismo

Domenica 10 Settembre 2017 si è conclusa la Vuelta di Spagna, l’ultimo delle tre grandi corse a tappe della stagione. Ha vinto Chris Froome, 32 anni, il britannico (team Sky) già vincitore del Tour 2017, la sua quarta volta negli ultimi cinque anni, mancando all’appello un anno per un ritiro in seguito ad una caduta (vinse Nibali).

Doppietta quindi per Froome, gli unici a riuscirci sono stati Pantani, Anquetil ed Hinault. Non gli ultimi della classe. Ma non basta.
Se chiediamo ad un qualunque tifoso cosa resta di questa Vuelta, l’unica risposta che riceveremo è l’emozione della vittoria del “pistolero” Contador sulla temibilissima salita dell’Angliru.

Perchè? Perchè il ciclismo è una questione sentimentale, di emozioni e, per quanto sia in realtà uno sport di squadra ed incredibile senso tattico, resta e sarà sempre vissuto dai tifosi come l’impresa eroica di stoici e leggendari protagonisti. Anche quando perdono. Provare per credere. Si consideri solo in  questa stagione, l’empatia degli appassionati per Nibali sconfitto al Giro da un magnifico Tom Dumoulin, quella per Aru e i suoi coraggiosi tentativi di resistere alla “macchina perfetta” rappresentata dal team Sky e dal vincitore Froome ed appunto quella per Contador ed i suoi attacchi contro il britannico nel suo ultimo grande Giro.

Le origini e lo stile

Nato a Nairobi, viene scoperto dall’ex tecnico del grande Gianni Bugno, Claudio Corti, che lo porta alla Barloworld nel 2007. Già all’epoca colpiva la sua grande concentrazione e voglia di emergere. La caratteristica principale era la capacità di salire ad alte frequenze, quella che poi si sarebbe tradotta nella famosa pedalata “frullino”, scatti improvvisi con numerose pedalate da seduto, rapporti lunghi ma tirati ad alta frequenza, praticamente un controsenso. Quella che andava corretta era una certa rozzezza tattica, poi smussata e quello stile sgraziato che invece è rimasto, una sorta di dondolio della testa e del busto, lontanissimo dalla classe ed eleganza cristallina di un Barguil per fare un esempio recente.

Fatto sta che questo ragazzone dalle proporzioni misurate con il contagocce per il ciclismo (185 cm per 66 kg e leve lunghissime che lo aiutano a cronometro) i risultati li ottiene eccome. E’ spietato, freddo, approfitta quando serve di un team di campioni, non attacca se non è necessario, misura con calma qualsiasi mossa, perde secondi o tappe quando ritiene di non dover forzare, magari in vista di tappe successive, insomma ha la testa sgombra e fa del cosidetto “compitino” il suo mantra.

C’è stato un momento nel Tour 2017, alla conquista della maglia gialla da parte di Fabio Aru in cui il campione sembrò stanco e forse fuori dai giochi. Grande errore: nelle tappe a seguire, con calma, ha letteralmente polverizzato i concorrenti, facendo si e no due scatti, senza nemmeno staccarsi. Secondo dopo secondo, un vero diesel.

Così facendo conserva energie, si fa odiare dai tifosi più esigenti, ma vince 4 tour e, puntando al prossimo potrebbe entrare nel giro degli eletti (5 Tour de France) : Indurain, Hinault, Anquetil e Merckx.

Complimenti Chris.