Decreto Dignità, Renzi si oppone e il PD si spacca

Sta per approdare in Aula alla Camera l’oramai famoso Decreto Dignità e cominciano a crearsi i primi scontri. Scontri che piuttosto che in maggioranza, sembrano acuirsi all’interno della minoranza targata PD.

La misura fortemente voluta dal ministro Luigi Di Maio dovrebbe essere discussa il 24 luglio, il primo via libera è atteso il 26. Il governo ha spiegato che la pubblicazione del provvedimento in Gazzetta ufficiale avverrà in tempi brevi.

Se da una parte Salvini si dice pronto a votarlo, pur ribadendo che:

“Ci sono alcuni limitati settori, penso ad agricoltura, commercio, turismo e servizi, lavori stagionali per i quali l’alternativa è: lavoro nero o voucher?. Io preferisco i voucher allo sfruttamento e al lavoro nero”.

Dall’altra parte Forza Italia si è detta pronta a stravolgere il provvedimento. Ancora più dura la posizione di Matteo Renzi che ironizza:

“L’unica misura partorita sino ad oggi è il Decreto Dignità: era talmente urgente che nessuno trova più il testo”.

Gli fa eco il suo fedelissimo Marcucci:

“Le bozze che sono circolate sui giornali mettono i brividi. Prevedono norme ideologiche che non incentivano le assunzioni a tempo indeterminato, e che potranno produrre solo piu’ lavoro nero”.

Ma il PD non sembra schiacciato su questa linea, anzi, Orlando è disposto a parlarne e sostiene che bisogna guardare il provvedimento con obiettività e sulla riduzione da 36 mesi a 24 dei rinnovi dei contratti a termine, afferma:

“Molte persone che sono nella mia area avevano presentato emendamenti all’ultima legge di bilancio che andavano in questa direzione”.

Oltre ad una parte dei dem, potrebbe esserci la sponda anche della sinistra. Infatti Stefano Fassina fa sapere:

“Speriamo non vi siano arretramenti rispetto agli annunci. E’ positiva l’inversione di rotta rispetto al Jobs Act, come sono positive le misure di contrasto alle delocalizzazioni extra-Ue e il divieto di pubblicità per il gioco d’azzardo”

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