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L’architettura razionalista è preziosa e va valorizzata. Il New Yorker sbaglia clamorosamente

Niente a che vedere con la nostagia del fascismo. Il valore architettonico di quelle opere le distingue e in qualche modo le isola dal regime fascista

Lo spunto per riflettere su questo tema ce lo propone il New Yorker, forse è solo una provocazione del magazine più cosmopolita e sofisticato, ma tant’è. Nell’ articolo a firma di Ruth Ben-Ghiat, docente di storia e studi italiani presso la New York University, si sottolinea in particolare che mentre in altri paesi ci sia stata una certa determinazione nel rimuovere i segni del regime fascista in Italia molte di queste testimonianze sono state mantenute. In particolare Ruth Ben-Ghiat fa riferimento al Palazzo della Civilta’ Italiana al’Eur, meglio conosciuto come Colosseo quadrato e progettato dagli architetti Giovanni Guerrini, Ernesto Bruno La Padula e Mario Romano. L’articolista lo descrive come “una reliquia di un’aberrante aggressione fascista”.  Dissento. Avete mai sentito parlare del razionalismo italiano? Penso di no. Il razionalismo fu, nonostante il fascismo,  il movimento più moderno, avanzato e all’ avanguardia del 900. I razionalisti, come accadde anche in Italia, dovettero però, sempre convivere con tendenze più tradizionaliste. Ed è quello che accadde durante il fascismo in Italia e durante il nazismo in Germania, dove Walter Gropius, fondatore del Bauhaus, dovette fare i conti con il regime autoritario instaurato negli anni 30 da Hitler.  Insomma il razionalismo fu il movimento più avanzato dell’architettura nel 900 eppure dovette convivere, o cozzare, con un mondo che invece indietreggiava di fronte alla storia. Tra i tanti architetti ed intellettuali razionalisti degli anni trenta, tanto per erudire il New Yorker, provo a citarne due, uno è il napoletano Edoardo Persico, uno dei più importanti e geniali teorici del razionalismo italiano, amico di Gobetti, fondatore con Pagano della rivista Casabella e poi lo stesso Giuseppe Pagano, uno dei maggiori autori del razionalismo durante l’era fascista, che finì i suoi giorni nel campo di concentramento di Mauthausen per la sua attività di antifascista. Insomma, il valore architettonico di quelle opere le distingue e in qualche modo le isola dal regime fascista. E non è poco.

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