Los Angeles Lakers 2018/2019: LeBron James’ edition

Di sicuro, non ci si annoierà.

*…e KingJames decise di portare i suoi talenti ai Los Angeles Lakers. A poco meno di 34 anni (30 dicembre 1984 la data di nascita) la scelta sembra tanto di carattere professionale quanto legata ad un determinato stile di vita. Ovviamente, LeBron James non ha bisogno di vivere fisicamente a ridosso di Hollywood. LeBron è il tipo di mega icona mediatica in nome della quale la gente di Hollywood vola volentieri in Ohio a Cleveland o ad Akron per puntargli una telecamera in faccia. Evidentemente al di là del clima, delle spiagge e della naturale propensione allo show business della città di Los Angeles, il punto fondamentale è la sfida.

Riportare alla grandezza passata una franchigia che negli ultimi 5 anni ha fatto registrare solo record perdenti. Inoltre, poter negoziare gli aspetti tecnici relativi alla costruzione del roster con Magic Johnson. Avendo alle spalle una proprietà glamour come quella dei Buss. La signora Jeanie in particolare. Insomma, sotto un profilo tecnico/manageriale, un mondo a lui più affine. E come fare per riportare i Lakers alla grandezza perduta? Innanzitutto, tenendo un casting lungo un anno sui giocatori vecchi e nuovi. Quelli vecchi, tutti ragazzi di belle speranze. Quelli nuovi, tutti veterani più o meno controversi. Al comando, Luke faccia da cinema Walton.

1) la carica dei disadattati. In ordine crescente di salario il primo della lista è Javalone McGee. Per il centro ex Warriors annuale al minimo salariale per un veterano con 10 anni di esperienza Nba. Quindi salario di 2.4 milioni$ al giocatore ma solo 1.5 milioni$ contro il cap dei Lakers. Probabile giochi non più di 11-14 minuti a sera. Viaggio da New york a Los Angeles invece per Micheal Beasley. La scoring forward ha firmato un contratto annuale del valore di 3.5 milioni$. Il suo compito sarà quello consueto di incendiare il maggior numero possibile di partite uscendo dalla panchina. Poi c’è lui, Lance. The villain. L’antagonista di LeBron. Solo qualche mese fa, durante la serie tra Cavs e Pacers, LeBron venne ripreso rivolgersi così verso Lance. What’s wrong with you, man? What’s wrong, uh? Ora sono compagni di squadra. Il contratto di Lance Stephenson è un annuale da 4.4 milioni$. La c.d. room exception. Il buon Lance porterà in dote ai Lakers difesa e playmaking secondario. Porterà invece del playmaking puro e la solita marcata personalità Rajon Rondo. Reduce da un sontuoso playoffs in maglia Pelicans, Rondo ha firmato un annuale da 9 milioni$. A farne le spese, della presenza del Rajon, potrebbe essere il figlio di LaVar.

2) la carica dei bricconcelli (di talento). molto dipenderà dai progressi di Lonzo Ball. L’anno scorso: 10 punti, 7 rimbalzi e 7 assist ad allacciata di scarpe. In più, 1.7 palle recuperate e 0.8 stoppate di media. Il playmaker c’è: 7.2 assist a partita vs 2.6 palle perse. Il rimbalzista è fuori dalla norma: 6.9 rimbalzi di media per una point guard sono davvero parecchi. Il difensore è già sopra media: +2.5 di DBPM (defensive box plus/minus). Il problema è nel tiro e, più in generale, nell’aspetto scoring del gioco di Lonzo. 36% dal campo, 30% da 3, 45(!)% dalla lunetta, 44.4 di TS% (true shooting percentage). La meccanica di tiro è quella che tutti conoscono (e che LeBron prese in giro). Pare l’abbia corretta e abbia messo su un po’ di chili d’armatura. Vedremo. E vedremo cosa ne pensa pure Kyle Kuzma, che di Lonzo è il miglior amico/nemico in squadra e su twitter. Più che buona la stagione da rookie di Kuzma a 16 punti di media. 45% dal campo ed un qualificato 36,6% da 3 punti. Almeno per lui, spaziare il campo per LeBron non sarà un problema. E nemmeno per Josh Hart ed il suo 39,6% dalla lunga distanza. Più difficile decrittare le eventuali difficoltà in materia per il talentuoso Brandon Ingram. Per lui la scorsa stagione 16 punti, 5 rimbalzi e 4 assist a partita con il 47% dal campo. Da dietro l’arco dei tre punti un bel 39% con però appena 0.7 triple a bersaglio su 1.8 triple tentate. Insomma, poco volume. Alla fine della fiera, meno di una tripla a bersaglio su meno di due triple tentate in un po’ più di 33 minuti sul parquet. Anche qui, staremo a vedere.

Figura ibrida tra giovane e veterano quella di Kentavious Caldwell-Pope. Swingman 25enne, buon difensore ed attrezzato obice da dietro l’arco dei 3 punti. 38,3% dalla lunga su 5.6 tentativi di media a partita nella stagione 2017/2018. Per lui contratto annuale da 12 milioni$. Completano il roster dei Lakers per la stagione 2018/2019, il giovane centro croato Zubac. Il 5 stretch Moe Wagner, rookie da Michigan University. Il tiratore ucraino Mykhailiuk, rookie da Kansas University. Infine, il rookie tedesco Bonga. L’ultimo spot del roster, il 15esimo, potrebbe anche rimanere libero dopo la chiusura del rapporto con Luol Deng, già accasatosi ai TimberBulls. Si parla di un ipotetico ritorno di Andrew Bynum. Non così probabile.

3) LeBron da 5 e tanti playmakers. Insomma, questo roster? Due point guards di livello (checché ne pensiate del carattere di Rondo e del padre di Lonzo). Uno swingman abbastanza forte in Caldwell-Pope, un buon cambio in Josh Hart ed un Lance Stephenson da utilizzare bene per trarne il buono e non altro. Un’ala piccola ancora in divenire ma di sicuro talento in Ingram. Un 4 stretch equipaggiato per il presente ed il futuro del ruolo in Kuzma. Una off bench scoring forward in Beasley. Ed una combinazione di lunghi non proprio esaltante: McGee, Zubac, Wagner.

Ma prima di tutto ed al di là di tutto c’è lui: la storia (del gioco) in potente movimento: LBJ. Osservato il roster, viene spontaneo. Rispetto a Cleveland, dove LeBron era obbligato a fungere, in sostanza, da playmaker puro i Lakers avranno il beneficio (potenziale, almeno) di poter contare su due floor generals veri. E su di un’ala piccola di sicuro potenziale. Da ciò, l’inevitabile suggestione: Rondo/Ball, Caldwell-Pope, Ingram, Kuzma, LeBron James. Un quintetto con tre playmakers effettivi (LeBron, Ingram più uno tra Ball e Rondo), due tiratori profondi (Kuzma e Caldwell-Pope) e tantissima versatilità offensiva. In difesa, nell’impossibilità di chiedere al de facto centro LeBron di proteggere il ferro alla maniera di Gobert o anche solo alla maniera di Nurkic, sarà necessario arrangiarsi. Meglio, per avere una più che decente difesa, basterebbe forse riuscire a tenere in maniera consistente penetrazioni ed uno-contro-uno. Per evitare una difesa in perenne affanno. Per altro con difensori sulla palla come Ball, Caldwell-Pope ed Ingram ci si dovrebbe pure riuscire almeno in parte. Per il resto, starà a Luke Walton ed al suo staff masterizzare un sistema difensivo in grado di essere sostenibile nel corso della stagione. Con o senza un lungo di ruolo. Di sicuro, ci sarà da divertirsi.

Ready?

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