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Mentana contro la Legge Fiano: “impedisce un’analisi storica più serena sul Ventennio”

La proposta di legge a prima firma di Emanuele Fiano (Pd) è stata approvata a Montecitorio con 261 sì, 122 no e 15 astenuti.La norma che introduce nel codice penale il reato di propaganda del regime fascista e nazifascista è passata alla Camera.

Hanno votato a favore Pd, Ap, Mdp, Sinistra italiana, Civici e Innovatori, Ds-Cd. Hanno votato contro M5S, FI, Lega, FdI, i verdiniani. La proposta di legge ora passa al Senato. Questo il commento di Fiano:

È nostro compito combattere l’ideologia nazi-fascista, la carica di violenza razzista e di odio che essa comporta. Di quelle idee non si può fare apologia o propaganda, questa è il concetto che sta alla base della nuova norma

Fa anche chiarezza sulla questione della cancellazione della scritta Dux dall’obelisco di Roma:

Signori per essere chiari,
rispondendo ad una domanda, fatta durante una diretta di Radio 24, su una proposta di Luciano Violante, circa la necessità di cancellare la scritta Dux dall’obelisco dell’Olimpico a Roma, ho dichiarato che non sono contrario, mentre sono contrario all’abbattimento dei monumenti o edifici dell’epoca del ventennio o a misure iconoclaste di qualsiasi foggia. La cancellazione di quella scritta, non è una mia proposta, non è certo una priorità, non è in alcun modo oggetto della Legge che voteremo oggi, non sarebbe reato con questa Legge, io non la propongo e non la suggerisco.
La Legge che votiamo oggi alla Camera si occupa della propaganda o dell’apologia dell’ideologia fascista, non di architettura, arte o altro. Per me quella scritta può rimanere, non è oggetto della mia attenzione.

La legge prevede l’introduzione nel codice penale dell’articolo 293 bis per punire “chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco”. La pena prevista è tra 6 mesi e 2 anni. Come spiegano alcuni parlamentari democratici, insomma: basta saluto romano, gadget nostalgici e varia merce delle stessa categoria. “Con aggravante se tutto questo viene attuato attraverso strumenti telematici o informatici” quindi attraverso il web. Qui dentro sono intese anche produzione, distribuzione, diffusione o vendita di gadget che raffigurino persone, immagini o simboli chiaramente riferiti al nazi-fascismo. Sarà reato anche richiamare pubblicamente la simbologia o la gestualità di quei partiti in maniera inequivoca (è il caso del saluto romano)  e il delitto sarà aggravato (con la pena aumentata di un terzo) se la la propaganda del regime fascista e nazifascista sarà commessa attraverso strumenti telematici o informatici.

Contro la legge si è schierato il Movimento 5 Stelle:  “pura demagogia” e di “una legge di facciata:

Una legge inutile e sbagliata fatta per recuperare un minimo di consenso elettorale ma che non deve trarre in inganno: i giudici avranno serie difficoltà ad infliggere pene perché in Italia esistono già due leggi molto serie e severe che potevano essere semplicemente migliorate, visto che sono già applicate. Abbiamo proposto con grande serietà di aggiornare alle insidie del web e quindi rendere più severe le pene della legge Scelba, salvaguardando allo stesso tempo tutti i beni riconosciuti di carattere storico-culturale, artistico e architettonico. Proposta rifiutata perché fare marcia indietro, sarebbe stato riconoscere che questa è una legge propaganda fatta solo per dare visibilità a Fiano. Se non fosse stato per un emendamento del Movimento avremmo avuto pene minori, per quanto è scritta male la legge.

Ecco Di Battista:

Ora ci daranno dei fascisti, fanno sempre così ma meglio subire attacchi puerili che avallare un sistema che si occupa di tutto tranne che delle reali esigenze dei cittadini
Molto più duro il  tweet del grillino Carlo Sibilia che ha paragonato la presentazione dell’Iphone8 con la discussione di “fascismo contro comunismo”:

 

 

Ecco il commento di Mentna sulla sua pagina Facebook. Il  direttore del Tg di La7 mette in luce soprattutto il pericolo, probabilmente numero uno, della legge: quella di radere al suolo qualsiasi tipo di concreto e serio dibattito storico sul ventennio, troppo spesso condizionata dalle esigenze del presente.  Piallerebbe in un solo colpo la discussione e la ricostruzione fatta da storici come De Felice nella solita contrapposizione tra chi è a favore e chi era contro.  Il noccio della questione è l’incapacità di andare a fondo alla ricerca di quell’Italia profonda spesso troppe volte sommersa dall’ansia di redenzione e autopurificazione:

La legge Fiano è stata approvata solo da uno dei due rami del parlamento e già un fiume di commenti e proteste conferma quel che si temeva: l’unico effetto concreto di un simile provvedimento è il revival rafforzato dal gusto del proibito. Ripeto quel che ho scritto qui un mese fa: se la legge diventasse operativa si creerebbe solo una sacca ampia di reducisti virtuali, corroborata dalla penalizzazione. Chiedersi come sia possibile che nel 2017 ci siano ancora tante persone che rivendicano l’eredità fascista, facendo lo slalom tra gli errori e gli orrori e magnificando le cose buone fatte nel ventennio, significa non aver mai conosciuto quella parte dell’Italia profonda del “quando c’era lui”. Ma significa anche – in modo meno scontato – non aver mai preso atto dei guasti di una enfatica liquidazione storica di quel periodo di storia italiana. L’ansia di redenzione, l’autopurificazione, il lucro politico hanno impedito per decenni, e in gran parte impediscono tuttora, un’analisi storica più serena. Il fascismo è stato battuto dalla storia, fu un regime volutamente illiberale, teorizzò – anche se mai riuscì a metterlo in atto compiutamente – lo stato totalitario, perseguitò sistematicamente i suoi oppositori, instaurò un apparato di leggi vergognose contro gli appartenenti a religioni e etnie diverse da quella prevalente, si alleò col nazismo e ci portò a una guerra rovinosa. Ma sotto la mole schiacciante di questi innegabili connotati è stato anche tante altre cose che si sono intrecciate alle vite di milioni di italiani. Si è persa l’occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia (di fatto ne sono stati ricordati 130) per cominciare a fare i conti davvero con quel buco di 20 anni. La forza della democrazia sta anche nel potersi permettere una storia collettiva non condizionata dalle esigenze del presente o dalle paure del futuro. Opere di grande spessore (e mole) come quelle di De Felice e Vivarelli, o il grande e variegato lavoro di Emilio Gentile, e tanti altri studi ci mettono in condizione di riaprire il cantiere, prima che la discussione scenda ulteriormente. C’è mille volte più fascismo nel dire “affondiamo le barche e facciamo annegare i migranti prima che arrivino da noi” che postare una foto della Buonanima. Chi ha gli argomenti per vincere usa la cultura, non la censura