Napoli-Camorra ed Isis: I pentiti raccontano come la camorra ha favorito il terrorismo

Camorra, colletti bianchi, terrorismo, un inquietante groviglio di affari  che lega i clan della Periferia di Napoli alla politica e ai trafficanti di esseri umani.

A svelarlo è Giuliano Pirozzi, ex affiliato al clan Mallardo e oggi collaboratore di Giustizia. Negli anni, il Pirozzi ha ricoperto un ruolo di prim’ordine all’interno dell’organizzazione criminale egemone a Giugliano -il clan Mallardo- e grazie alle sue dichiarazioni è stato possibile ricostruire in maniera fedele i la struttura dell’organizzazione e ad individuare gli ambiti di interesse.

Mi riservo –dice il Pirozzi nel gennaio 2013– di parlare approfonditamente e diffusamente del mio ruolo all’interno del clan Mallardo nonché degli episodi delittuosi da me commessi, anche degli episodi di riciclaggio, estorsione predisposizione a falsi titoli di credito, reperimento di fondi da investire in attività formalmente lecite nonché dei fatti corruttivi e tutti i fatti commessi per agevolare le attività del clan Mallardo. Intendo portare alla luce i legami tra il clan e i colletti bianchi.

L’organizzazione criminale infatti, come molte altre organizzazioni criminali della Provincia di Napoli, ha navigato per diverso tempo in quella che viene definita zona grigia o mondo  di mezzo per rubare un’espressione a Massimo Carminati, uno degli ultimi esponenti della Banda della Magliana coinvolto in Mafia Capitale– Vale a dire quel mondo dove gli interessi, leciti e illeciti, della criminalità organizzata, dell’imprenditoria e della politica si incontrano. Una “Suburra” che tende a riprodursi in ogni città, d’Italia e del Mondo, ove  criminalità, imprenditoria e la politica condividono gli stessi interessi di natura economica.

Pirozzi negli anni, oltre che di presunti legami col mondo della politica ha parlato anche del business della falsificazione dei documenti per favorire l’immigrazione clandestina, considerata da moti l’affare del secolo.

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Con la nozione terrorismo –riferisce il Pirozzi in uno dei suoi faccia a faccia con i PM– intendo riferirmi al terrorismo internazionale e militare in quanto si trattava di documenti di identità per stranieri ed anche per soggetti che sarebbero stati utilizzati come serbatoio di manovalanza per il clan in caso di guerra.

Secondo Pirozzi, ad occuparsi del business degli immigrati sarebbe stato un suo parente. Questo, stando a quanto riferito dal Pirozzi, avrebbe svolto la funzione di referente per gli stranieri anche  per l’importazione di armi. Presso l’abitazione del soggetto, Pirozzi avrebbe visto un carico di armi appena arrivato e di cui facevan parte circa 15 kalashnikov. Nel business, secondo il Pirozzi, anche un avvocato di Melito che, occupandosi di immigrazione, gli avrebbe chiesto  se conoscesse qualcuno che potesse falsificare permessi di soggiorno, carte di identità, contratti di lavoro fittizi, false cessioni e locazioni, cioè tutto ciò che serviva per rendere regolare una falsa pratica di immigrazione.

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