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Napoli Juve 2 giorni dopo. Il calcio italiano è come i cani.

Neri contro gialli. Per un attimo ho sperato di essermi confuso, di assistere a una partitella amichevole. Invece no. Hanno vinto i gialli, 0 a 1 (si giocava in casa dei neri). Ma in realtà venerdì sera si è confermato che il calcio italiano è come i cani.

Tutti sanno che, secondo la scienza, sembrerebbe proprio che il miglior amico dell’uomo abbia un handicap cromatico e veda in bianco e nero. Pare che i cani non distinguano i colori. Come noi tifosi, almeno nei momenti importanti e nelle partite che contano, quando il bianco e nero svilisce tutte le ambizioni, tranne quelle dei non colorati e manda in frantumi i sogni azzurri.

Lascio le disamine tecnico tattiche ai veri esperti, io sono soltanto un tifoso che racconta il suo stato d’animo, questa volta più nero che bianco e nero. Perché non ha vinto il colore, perché hanno invece vinto  i “musi gialli” che secondo consuetudine dovrebbero perdere (almeno nei film western)?  Perché sono più forti, i vincitori. Inutile negarlo. Gli sconfitti hanno già fatto troppo, rimediando con la fantasia di un allenatore innovativo ad alcune lacune. Ma se si infortunano due tra i migliori dei colorati e la rosa (che oltre a essere un sostantivo è anche un colore e un aggettivo) … non c’è più storia.

Se si insiste con i cross ma il più alto degli azzurri è un metro e settanta, di che stiamo parlando? Il possesso palla dei partenopei è stato del 67, 4 per cento ma è proprio vero, oltre che amaro (così, dopo la vista – tra i sensi quello che ha sofferto di più – lasciamo lavorare il gusto): vince chi realizza un gol più dell’avversario, non chi gioca meglio e tiene di più il pallone tra i piedi.

La mano dell’uomo nero, seppur col tutore (e abbiamo accontentato il tatto) si è appoggiata sulla fronte e ha scrutato la tribuna alla ricerca del presidente con la barba. Va riconosciuto il valore del proprietario della mano: i fischi si sono sentiti (ecco l’udito) ma lui ha vinto la guerra dei nervi con i tifosi colorati.

Nessun calciatore o allenatore  da me nominato per una serata sfocata e sbiadita, ma un accenno è doveroso quanto meno per citare un seconda volta il tatto: grande partita del portiere sconfitto:  con i polpastrelli della destra ha fatto un miracolo o almeno un gioco di prestigio, evitando lo 0 a 2. L’avversario dell’ex citofono è rimasto davvero incredulo, mimando il più classico dei: “Ma come ha fatto”?

Lo so, chi ha avuto la pazienza di leggere fin qui se n’è accorto: manca un senso, il quinto, l’ultimo. L’olfatto. L’ho conservato per il finale. Si sente ancora, nell’aria, il profumo della vittoria tricolore, nulla è (ancora) perduto. Se appena appena conosciamo il modo di ragionare della presidenza azzurra, dobbiamo sperare di passare il turno in Champions (San Pep, aiutaci tu) per confidare in qualche acquisto decente a gennaio. Se saremo eliminati, non penso proprio che si spendano milioni da far accomodare in panchina.

E poi, diciamoci la verità, siamo ottimisti: nessun cane, intervistato, ha mai confermato di vedere in bianco e nero. Propongo il premio Nobel al professore – veterinario che dimostrerà che Rex, Rin Tin Tin e Lassie conoscono a memoria la composizione dell’iride. W l’arcobaleno e sempre forza Napoli.

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