Nba, lo stato delle cose: il punto sulla western conference (vol.2)

Western vol.2: la crisi di Jazz e Spurs, la crescita di OKC e la sorpresa Sacramento. Anthony Davis, pellicano solitario: almeno in difesa.

New Orleans Pelicans: 10 vinte ed 8 perse, terzo attacco ma ventiquattresima difesa Nba. Quarta per percentuale complessiva dal campo (48,3%), prima in assoluto per canestri da due realizzati (34.8 a partita) e quarta sia per tiri liberi tentati che per tiri liberi realizzati, terza per assist ed ancora quarta per rimbalzi offensivi. Questo in attacco. Quanto alla difesa: tra le peggiori 10 in quasi ogni singola possibile categoria statistica. In materia, l’unico a salvarsi è Anthony Davis, unico ad avere un defensive rating (106) inferiore a 110. Urge una scossa.

Oklahoma City Thunder: 11 vinte e 6 perse, tredicesimo attacco e miglior difesa Nba. Stagione iniziata con 4 sconfitte nelle prime 4 partite, la convalescenza del totem Westbrook ed il riaggravarsi dell’infortunio al perno difensivo Roberson. Eppure: record positivo, miglior difesa della lega (pur senza Roberson) e coach Donovan meno criticato del solito. Paul George (29% di usage) e Russ Westbrook (33,4% di usage) dominano in lungo e largo le gerarchie Thunder. Sale forte, però, in acqua 3 l’incendiario tedesco Schroder (26,5% di usage) con la sua ben nota assenza di timidezza. A tenere insieme il tutto: l’Hulk della Nba, Steven Adams.

Phoenix Suns: 3 vinte e 14 perse, ventottesimo attacco e ventottesima difesa. Eppure in premessa la miscela sembrava adeguata. Una giovane star Nba in Booker, una potenziale star in Ayton, il talento 3&D di Bridges, veterani di qualità in Ariza (soprattutto) ed Anderson. Ancora: il sempre sottovalutato talento realizzativo di T.J. Warren e l’attesa crescita di Josh Jackson. Questo in teoria. In pratica, invece, non funziona quasi niente: in particolare, per quanto a Houston manchi Ariza, pare di poter dire che ad Ariza Houston manchi ancora di più. La squadra e, forse ancora di più, lo spogliatoio. Ryan Anderson in modalità quota 100, pronto per il prepensionamento. Josh Jackson in modalità: ma perché mi avete scelto così alto al draft? Coach Igor Kokoskov col difficile compito di cambiare l’andazzo.

Portland Trail Blazers: 12 vinte e 6 perse, settimo attacco e dodicesima difesa.  Reduci, però, da una devastante sberla (143 a 100) omaggio della miglior squadra Nba del momento: i Bucks di Milwuakee (via Nigeria con transito in Grecia). Solito duo al comando con Dame Lillard in prima linea spalleggiato da McCollum. A fare la migliore impressione in questo avvio di stagione è stata però la consistente e qualitativa produzione ai due lati del campo di Jusuf Nurkic. In bella ascesa pure il secondo anno Zach Collins, già in grado di essere un fattore in difesa grazie a mobilità e tempi di reazione e spaziare pure il campo in attacco con un solido tiro da 3 punti (ancorché su di un volume di tiro ancora medio-basso, ovviamente).

Sacramento Kings: 10 vinte ed 8 perse, diciassettesimo attacco e sedicesima difesa. La più significativa sorpresa di questo avvio di stagione, quantomeno ad Ovest. L’opposto dello stile cadenzato di Memphis. A Sacramento, seconda per pace in tutta la lega, vige il run-gun-or-dunk. Si corre a perdifiato, ci si spara una bella tripla aperta oppure, se non aperta, si rimette la palla per terra e si cerca una soluzione nei pressi del ferro con prioritaria opzione alley-oop per Cauley-Stein o per il rookie Marvin Bagley. Sacramento è prima per percentuale da 3 punti con il  38,5% di squadra: stessa percentuale dei Clippers ma a fare la differenza in favore dei Kings è il maggior numero di tiri sia tentati che realizzati da dietro l’arco. Mena le danze il velocissimo Fox, la crescita del cui tiro in sospensione si sta rivelando decisiva per meglio aprire le difese avversarie. Quanto a tirare poi, Buddy Hield.

San Antonio Spurs: 8 vinte e 9 perse, dodicesimo attacco e ventesima difesa Quintultima Nba per percentuale dal campo concessa agli avversari (47,3%).  LaMarcus Aldridge pessimo in attacco con il 40% dal campo pur giocando in sostanza da centro. 40%. Realizzazioni affidate alla qualitativa costanza di DeMar DeRozan (ma completamente senza tiro da 3). Alla belle percentuali di Rudy Gay, problemi fisici permettendo. Alla crescita di Bryn Forbes: 12.6 punti ed il 43,8% da 3 punti. Ciò che Forbes produce in attacco, però, tende ad essere soverchiato da ciò che Forbes non produce in difesa. Problema simile per Belinelli, che sta pure tirando male sia dal campo che da 3 punti. Dejounte Murray fuori per la stagione, causa legamento. Il rookie Walker in convalescenza causa menisco. Pure Derrick White ha avuto intoppi fisici, appena rientrato. Prossime partite: Pacers e Bucks.

Utah Jazz: 8 vinte e 10 perse, ventiquattresimo attacco e diciottesima difesa Nba. La vera, grande, delusione di questo primo quarto (poco meno) di stagione Nba. Sembrerebbe: una squadra troppo assorbita, e negativamente, dalle proprie deficienze offensive, per potersi preoccupare di eseguire il piano partita almeno nella metà campo difensiva. Rubio con un pessimo avvio di stagione al tiro. Peggio di lui, Dante Exum, beneficiato da un sostanzioso rinnovo contrattuale tutto frutto della fiducia del front office e del coach nei suoi confronti, attualmente attivamente impegnato a far rimpiangere amaramente l’alta scelta di lotteria (5) spesa per lui. Punto di non ritorno: la sconfitta di 50 punti rimediata a Dallas (118 a 68) una decina di giorni fa. Di non ritorno nel senso che, o i Jazz si rimettono a breve sulla stessa ottima strada percorsa nella seconda parte della scorsa stagione, oppure prima che la stagione vada in acido, è possibile che Lindsey cambi volto al roster.

Steven Adams si prende cura, a modo suo, del vostro ultramoderno stretch-5

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