Politica e Rete: Gli sciacalli minacciano la Democrazia

Gran parte del dibattito politico ,oggi, si consuma sulla rete, un mondo governato dall’anarchia dove ognuno  sente la necessità  di esprimersi su temi che spesso non conosce adoperando un  linguaggio colorito, improbabile e sempre più spesso,  osceno e violento. Le discussioni di partito a cui erano abituati i nostri nonni sono state inesorabilmente rimpiazzate da slogan illogici accompagnati da odiosi “metti like e condividi” che ogni giorno succhiano un po’ di vita al confronto e alla Democrazia. Francesco Nicodemo, nel suo saggio –Disinformazia–  parla di individualità sacrificata in nome del desiderio di unirsi al rumoroso coro del web. Ma se l’individuo viene dato in pasto alla rete senza anticorpi e viene annientato nella sua individualità in nome del coro, allora su chi devono cadere le responsabilità del calo verticale a cui stiamo assistendo? Sull’individuo inerme o su chi alimenta il coro? Lo scorso anno mentre preparavo diritto costituzionale, incontrai per la prima volta nella vita l’espressione  “potere politico” vale a dire “il potere  di influenzare il comportamento di altri individui che esseri umani esercitano su altri esseri umani in modo legittimo”. Il problema dunque è al vertice e le responsabilità sono tutte –o quasi-  di coloro i quali detengono questo potere e lo usano in maniera impropria. In queste ore ad esempio, mentre si consuma l’ennesimo dibattito sull’Europa e sui flussi migratori, il vice presidente della Camera, Luigi Di Maio, per puro sciacallaggio politico attacca il Premier Paolo Gentiloni, l’ex Premier Mario Monti e il segretario PD Matteo Renzi che a suo dire, hanno fatto sbattere l’Italia fuori dall’Europa.

 Gli unici a cui il nostro Governo non guarda in faccia sono i cittadini italiani –si legge in un post rilanciato anche da Beppe Grillo– tocca chiudere i porti italiani e fermare le ONG che fanno servizio taxi.

Poco importa che il Governo italiano non sia responsabile delle azioni degli altri Stati membri dell’Unione e che i Governi che in questi anni si sono succeduti hanno affrontato e continuano –per fortuna- ad affrontare l’emergenza migranti osservando i principi fondamentali espressi dalla nostra Costituzione, quali la garanzia della libertà, il diritto d’asilo per lo straniero a cui, nel proprio paese, non sono garantite le libertà Democratiche garantite dalla Costituzione italiana e la solidarietà. Si continuano a sommare mele e pere perché l’unica cosa che conta è alimentare quel coro rumoroso di cui parla Nicodemo e indebolire l’avversario politico, anche a costo di offendere la Costituzione e di prendere in giro gli italiani proponendo ricette inapplicabili -perché contrarie ai principi fondamentali espressi dalla Carta del ’48– a problemi delicati.
Nel secolo scorso, Antonio Gramsci, diceva che bisognava conquistare gli spazi con la forza della bandiera rossa mossa dalla cultura e del desiderio di conoscenza. Oggi, nell’epoca della post-verità e delle giurie popolari, toccherebbe fare un passo indietro e rispolverare le vecchie ricette prima di cimentarsi nella ricerca dell’innovazione. Quella Gramsciana, oggi più che mai, si rivela come ricetta efficace per arginare il fenomeno del populismo e ridare un tono al dibattito  politico.

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