Renzi: “non essermi dimesso da segretario è stato un errore”

Il mea culpa di Matteo Renzi. L’aver trascurato i social  e stato un errore strategico e politico pagato a caro prezzo.

Un rimpianto che però non significa pentimento: un concetto che non appartiene alla sua cultura politica:

Io penso che ci si penta in chiesa e non in politica. A differenza dei comunisti, penso che se uno sí deve pentire si pente davanti a un confessore. Il pentimento e’ una categoria, bellissima peraltro, della Chiesa cattolica. Non della politica”.

Renzi, in un’intervista a 7, il settimanale del Corriere della Sera si scaglia anche contro chi, appartenendo ad una certa tradizione, difende l’operato di Maduro in Venezuela:

“non la faccio neanche. Punto primo, perche’ non vengo dalla cultura comunista, come penso si sia visto anche sulla vicenda Maduro: che qualcuno difenda la dittatura comunista per me e’ insopportabile. Se lei mi domanda: ‘Ha commesso degli errori?’. Ma certo, ne ho fatti tanti, di errori. Ma se vogliono la terapia di gruppo, beh, questa cosa non l’avranno. Anche perche’ penso, punto terzo, che noi eravamo davvero meglio di come sono loro ora”.

Infine , alla domanda su quale sia stato l’errore piu’ grave, Renzi risponde cosi’:

Non essermi dimesso definitivamente dopo la sconfitta, non solo da premier (nonostante avessi ancora 174 voti per la fiducia), ma anche da segretario. Mi dicevano: ma no, resta, noi siamo con te… Dovevo mollare tutto. Andare a fare conferenze in giro per il mondo. Stare fuori dieci anni”