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Renzi: «Prepariamoci, i barbari di destra sono alle porte!»

L’appello di Renzi e dei fedelissimi: «Chi non lo ascolta, non prova neanche a prenderlo in considerazione, è destinato a rimanere con il cerino in mano.»

L’appello di Renzi e dei fedelissimi: «Chi non lo ascolta, non prova neanche a prenderlo in considerazione, è destinato a rimanere con il cerino in mano.»

«Si chiamano Berlusconi o Salvini, Di Maio o Casaleggio. Ma è chiaro: i barbari sono alle porte e sono un’altra cosa rispetto alla sinistra, alla sua storia, alla sua gente.»

Questa la reazione, anche un po’ disperata, di Matteo Renzi alla disfatta delle regionali siciliani. Tante parole, ma un unico messaggio: “se perdiamo noi, vincono loro, i barbari di destra!” Prova a rilanciare Renzi, prova a reagire alla sconfitta che, aggiunta ad altre battute d’arresto, non fa altro che peggiorare la condizione sua e del Pd.

La batosta siciliana lo ha messo in un posizione difficile, una posizione vulnerabile e facilmente aggredibile sia dalle critiche interne dei suoi alleati, sia agli attacchi esterni dei suoi – non pochi – oppositori. Ma lui non demorde e, astutamente, pone la sua condizione sotto un’altra luce, nel senso di “non ti conviene attaccare me, se non vuoi sostenere loro, i barbari di destra!” E’ innegabilmente questo il senso delle sue parole:

«Chi oggi attacca il leader eletto alle primarie, chi attacca il Partito Democratico fa il più bel regalo a Grillo e Berlusconi!» – o ancora – «Sparare su di me non porterà alla vittoria del socialismo, ma al trionfo della destra e del populismo!»

Prova a spostare l’attenzione dalla sua candidatura a premier, all’esigenza di dar vita ad una coalizione che sia in grado di resistere. Se si vuole, si può ancora reagire, sottolinea il segretario Dem, si può fare una coalizione senza veti. Non più il Pd “autonomo e autarchico”, ma una coalizione estesa, in grado di raccogliere ogni forma di sostegno proveniente dalla sinistra.

«Ci può essere Grasso, ci può essere Pisapia. Giocheremo a più punte. Come fa la destra.»

Un’offensiva, quella di Renzi, che però tiene la guardia alta contro le possibili critiche di chi è sempre convinto che la tattica renziana non possa portare nulla di buono per il centrosinistra. Per andare sul sicuro, ha anche sondato il terreno con il Ministro della Cultura e quello della Giustizia, offrendo così a Franceschini ed Orlando l’opzione di un nuovo assetto nel centrosinistra.

«Basta parlarsi addosso. Da sei mesi tutti misurano il tasso di sinistra doc nel Pd. La sinistra c’è, allarghiamola adesso – è il rilancio di Renzi -. Come? Mettendo in campo i migliori candidati nei collegi, parlando agli italiani, senza perdere un minuto in più nei discorsi in politichese.»

Ma le promesse, ovviamente, non bastano più. Le tante migliori aspettative solo annunciante, ormai, non convincono più. L’impressione, infatti, è che a credere nel “nuovo Ulivo” siano in pochi, pochissimi. E’ necessario fare di più, a dirlo gli stessi renziani. Si dovrebbe, ad esempio, garantire un’apertura reale al Mdp, senza distinzioni interne, perché nessuno del Movimento Democratico e Progressista vorrebbe lasciar via libera all’avanzata di grillini e forzisti.

Quello di Renzi e dei fedelissimi parrebbe essere, dunque, un appello nell’interesse di tutta l’Italia e non – non solo, almeno – della sola sinistra.

«Chi non lo ascolta, non prova neanche a prenderlo in considerazione, è destinato a rimanere con il cerino in mano»