Sanremo. Seconda serata: mi sono addormentata

Ve lo dico subito: stasera non ce l’ho fatta. Ho spento la tv alle 23:35.
Sono riuscita ad arrivare all’esibizione di Paola Turci, che si conferma la meglio vestita tra le donne (piovono articoli sulla jumpsuit bianca Dsquared della prima serata come must have della stagione!).

Mi impegnerò, quindi, ad elencare i momenti topici della serata, non senza qualche difficoltà, perchè intanto ho superato diversi livelli di Candy Crush:

  • Siparietto ai limiti dell’imbarazzo della Raffaele che mette Baglioni in poltrona al pianoforte, per ricordare a tutti che è vecchio. Lui. Baglioni. Mah.
  • Pippo Baudo, che dall’alto dei suoi ottant’anni e della sua esperienza ha negli occhi e nella voce una malinconia che quasi infastidisce, forse perchè un po’ spaventa. Standing ovation, così, gratis.
  • Fiorella Mannoia, sempre rossa, non troppo chic, sul verso “non saremo stanche, neanche quando ti diremo ancora un altro sì” entra a gamba tesa con un “forse eh, non è detto” e ci salva da decenni di cieche e inutili giustificazioni a comportamenti maschili deprecabili. Grazie, era ora.
  • Michelle Hunziker (tre e dico tre figlie) e Claudio Bisio, funzionano, funzionano davvero, come quelle coppie davvero affiatate che sanno già l’altro cosa ordinerà dal menù, anche in un nuovo ristorante. Non come quelli che fanno finta di funzionare in presenza degli amici ma che un occhio attento sgama subito.
  • Baglioni li ha avuti entrambi, in due edizioni diverse: un genio, non c’è che dire.
  • Marco Mengoni, ipercool in doppiopetto oversize, cresce bene, insieme a Tom Walker fa del bel pop che, ricordiamo, non è una malattia esantematica. E con Baglioni canta “Emozioni”di Battisti ed è bravo. Proprio bravo.

Sì lo so, ho scritto solo degli ospiti, ma c’è un punto, in questo Festival: non c’è una canzone, dico una, che mi abbia fatto saltare dalla sedia o che mi abbia particolarmente emozionato.

Sono intenerita dal brano di Ultimo, toccata dal talento di Silvestri, incupita dagli Ex-Otago (che hanno ragione, sia chiaro), stupita dalla potenza della Bertè, colpita voce meravigliosa di Arisa, ma, tutto il resto mi è indifferente. Quasi completamente indifferente.

Tranne gli abiti di Virginia, che continuano ad essere brutti e mi procurano un po’ di dolore.

Forse, non mi sto trasformando nei miei genitori: a giudicare dall’orario in cui sto per andare a letto, mi sono appena trasformata in mia nonna.

Da Sanremo è tutto, linea allo studio.