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Sergio Llull contro il muro giallo Fener

L’attacco del Real contro la difesa del Fener, il campo aperto di Llull contro il pick and roll di Bogdanovic, l’agitazione selettiva di Pablo Laso contro la frenesia maniacale del guru Obradovic. Tradizione madridista contro muro giallo dei turchi.

Siamo in pieni play-off Nba eppure le due semifinali di Eurolega che oggi vedranno impegnate una rappresentante a testa dei quattro paesi leader della pallacanestro europea per club (Turchia, Grecia, Spagna, Russia) dovrebbero soddisfare anche i palati più fini, sia per la qualità delle individualità in campo che per il livello di preparazione degli staff tecnici a bordo campo. Il Fener vuole vendicare la sconfitta al supplementare patita nella finale dello scorso anno contro il CSKA Mosca e gode di un lampante vantaggio: si gioca a Istanbul e la tifoseria del Fener, delle quattro squadre turche che hanno disputato la regular season di Eurolega, è stata di gran lunga quella più partecipe e rumorosa. Insomma il fattore campo dovrebbe effettivamente, e non solo sulla carta, segnare un significativo vantaggio a favore dei turchi, cui non mancheranno peraltro le motivazioni dato che nella storia di questa competizione mai nessuna squadra turca è riuscita ad alzare il trofeo ed un secondo schiaffo dalla sorte dopo la tremenda sconfitta del maggio scorso potrebbe portare coach Obradovic a gesti davvero inconsulti. Dunque, chi potrebbe mai fermare la corsa del Fener verso la storia? Beh, lui. Anzi, loro.

Doncic e Llull esultano dopo un canestro realizzato. In genere, ne realizzano parecchi. Entrambi.

Il Real, che di trofei ne ha già 9 in bacheca, l’ultimo nel 20015, opporrà al muro giallo il talento di Sergio Llull, 29 anni, probabilmente il giocatore europeo più decisivo degli ultimi anni- perché se è vero, com’è vero, che il talento di Teodosic non è inferiore a nessuno, nemmeno a quello di Llull, è pur vero, però, che lo spagnolo usualmente esibisce ciò che, a volte, al serbo manca: la capacità di mantenere lucidità e compostezza nei momenti finali e decisivi delle partite a più alto tasso emozionale. Non si presenterà solo, Llull, ad Istanbul ma accompagnato, tra gli altri, anche e soprattutto da Luka Doncic e Gustavo Ayon. Doncic è, in una parola, MOSTRUOSO. 18 anni, sloveno, playmaker di 2 metri e rotti, vede il gioco come quasi nessun altro sa fare, va a rimbalzo come un ala, segna da due e da tre (39%) e ti sfotte pure coi passaggi tra le gambe. Che si può fare contro il mostro bambino? Forse, attaccarlo- ripetutamente- dal palleggio e vedere quanto resiste. A dargli manforte c’è comunque l’ultimo uomo della linea difensiva madridista, il messicano Gustavo Ayon. Scrivi Ayon e leggi ‘Mr. Solidità’, sia in attacco (71.4% nel tiro da due, 155! tiri realizzati sui 217 presi) come finisher attorno al ferro che in difesa dove spende ogni stilla di sudore necessaria a prendere a sportellate il lungo avversario.

Gustavo Ayon mostra i muscoli. Sul serio.

Dunque, sarà pure troppo facile ridurre la semifinale di stasera al gioco delle coppie incrociate ma è oggettivamente difficile resistere alla tentazione quando la trojka Llull/Ayon/Doncic arriva a collisione con il triumvirato Bogdanovic/Udoh/Dixon. In questo gioco di coppie incrociate, in realtà, Bogdan Bogdanovic è una perla di giocatore perfettamente intermedia tra Llull e Doncic sia per età- 24 anni- che per scelte legate allo sbarco o meno in Nba- Llull, un anno fa, ha rifiutato corte e soldi dei Rockets e si è legato a vita al Real, Doncic si dichiarerà eleggibile, pare, al draft 2018 e, salvo sorprese, si sistemerà comodo su una delle prime tre chiamate assolute, Bogdanovic, invece, scelto dai Suns nel 2014 con la numero 27 si trasferirà al termine di questa stagione europea ai Sacramento Kings, che ne hanno acquisito i diritti proprio da Phoenix durante il draft del 2016, e dove ci sarà ad attenderlo il compatriota e grande estimatore Vlade Divac; nel frattempo Bogdan ha letteralmente dominato il quarto di finale contro il Pana tirando il 60% da tre punti (12/20 in tre gare) e segnando quasi 20 punti di media. A tormentare il Pana ha ampiamente contribuito anche Ekpe Udoh, il miglior stoppatore d’Eurolega a 2.1 di media, un giocatore verticale, essenziale, solido, sobrio e decisivo- un giocatore cui Obradovic non rinuncia praticamente mai, 32 minuti di impiego medio, una cifra altissima per il basket europeo. Poi c’è il vero padrone di casa, Bobby Dixon: il tasso di identificazione della tifoseria turca con questo americano sotto il metro e ottanta è difficile da spiegare, si fa prima a dire che per loro quello lì non è Bobby Dixon bensì Ali Muhammed, il nome scelto da Dixon al momento dell’acquisto della cittadinanza turca.

Bogdanovic e Udoh sperano di replicare la medesima esultanza anche al temine della semifinale col Real.

Al di là dei sei giocatori menzionati, ci saranno altre situazioni tecniche da tenere sott’occhio: per i turchi, le triple di Gigione Datome (45.9% in stagione regolare), la difesa ‘fisica’ di Niko Kalinic, le schiacciate e i rimbalzi offensivi di Jan Vesely, i tiri piazzati di Nunnally (45.7% da tre) ma soprattutto bombe e decision-making di Kostas Sloukas, play greco e vero giocatore barometro dei turchi; per gli spagnoli, le triple uscendo dai blocchi di Jaycee Carroll, la garra del capitano Felipe Reyes, l’obice del lituano Maciulis (51.5% da tre in stagione), un’apparizione a sorpresa del chapu Nocioni, la schiena di Rudy Fernandez ma soprattutto il tasso di concentrazione di Anthony Randolph, infatti dovesse esserci con la testa Randolph potrebbe essere l’X factor in grado di consentire ai blancos di sfondare il muro giallo.

Buona Final Four a tutti.

Guru Obradovic spiega, con calma, a Dixon cosa c’è che non va. C’è sempre qualcosa che non va.

 

 

 

 

 

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