Utah Jazz 2018/2019 in 3 punti: un proprio modo di fare le cose

Coach Quin Snyder dovrebbe essere sulla vostra personale lista dei 5 migliori allenatori Nba del momento.

1) Dante&Derrick stay put.Le due scelte più rilevanti dell’offseason degli Utah Jazz, al di là della chiamata alla numero 21 del primo giro al draft tenutosi a fine giugno, consistevano nel rifirmare o meno dei nuovi contratti con lo swingman australiano Dante Exum e l’ala/centro Derrick Favors. Scelta, come prevedibile dato il notevole finale di stagione ed un ancor più notevole capacità di competere nei playoffs ad ovest avendo come leader offensivo un giocatore al primo anno, la strada della continuità, i Jazz hanno provveduto ad accordarsi con entrambi i free agents di casa.

Exum ha firmato un triennale da circa 30/32 milioni di dollari, poco sotto i 10 milioni di fisso più un milione in incentivi. Rispetto a ciò che Exum non ha prodotto sin qui nella sua carriera Nba causa reiterati e gravi infortuni, la cifra potrebbe sembrare eccessiva. La specificità di Exum però come potenziale élite stopper difensivo contro una varietà di giocatori- in sostanza dalle point guards alle ali forti più perimetrali- in una squadra che sulla difesa (la miglior difesa Nba) costruisce la  piattaforma del proprio successo, rende la scommessa dei Jazz più che comprensibile. Da aggiungere, il fattore emotivo: Dante Exum è stato draftato dagli Utah Jazz e a nessuna franchigia piace dichiararsi sconfitta relativamente al mancato sviluppo di una propria top-lottery-pick. A maggior ragione se gli infortuni hanno largamente impedito al giocatore di esprimere il proprio potenziale effettivo.

Quanto a Derrick Favors: biennale da 34 milioni di dollari ma solo i 17 del primo anno sono garantiti mentre il secondo anno è interamente unguaranteed sino al 6 luglio 2019. Di fatto è un contratto annuale con l’opzione, per i Jazz, in piena free agency 2019 di decidere prima del 6 luglio se estinguere l’obbligazione derivante dal contratto e liberare quasi 17 milioni di dollari dal payroll per eventualmente usare il nuovo spazio salariale su di un diverso profilo oppure trattenere Favors per un ulteriore anno nello Utah. Usuale smart management di Dennis Lindsey.

2) il senatore repubblicano Ted Cruz gioca per i Jazz. Oltre a confermare la propria partnership con Exum&Favors ma anche con il play brasiliano Raul Neto (biennale da 4.3 milioni complessivi ma come per Favors il secondo anno è interamente unguaranteed sino al 6 luglio 2019) e l’ala Georges Niang promossa dal two-way-contract firmato lo scorso gennaio con gli Jazz ad un triennale col primo anno interamente garantito a 1.5 milioni di dollari, gli Utah jazz hanno aggiunto al roster anche la chiamata numero 21 del draft di giugno: Grayson Allen. Il prodotto di Duke aggiunge profondità alla panchina di Utah nelle vesti di una two-guard atletica, con mano sicuramente educata dal perimetro e dimostrate doti di playmaking secondario. Difficile, al momento, pronosticare il minutaggio di Allen nel suo anno da rookie: presumibilmente si giocherà la possibilità di vedere il campo facendo concorrenza al trio composto da Royce O’Neale/ Alec Burks/ Thabo Sefolosha. Sperando che sgambetti e allacciamenti sporchi siano ormai del tutto superati. Quanto alla somiglianza con Ted Cruz…beh, non è mica colpa sua.

 

3) Salt Lake, il Mormonismo, il 2% di neri e la cultura afroamericana. After catching a rare sight of a black man pumping gas in Salt Lake City in 1980, Utah Jazz guard Darrell Griffith felt the need to approach his fellow “brotha.”

The only black people who the then-rookie guard regularly saw after coming to the city were his own Jazz teammates. At the time, Salt Lake City had a 1.5 percent black population. While Griffith hoped that the man had the blueprint for black male survival in Utah, those visions of grandeur ended like a missed layup.

“I went to this gas station-store over by my motel to get a soft drink and I see this black guy pull up in a black Cadillac Seville,” Griffith told The Undefeated. “I went up to him to ask him where the black population was. I told him, ‘Hey, I’m just getting in town and I’m playing ball for the Jazz. I just want to know where the brothas are at?’ He said, ‘Man, I was just getting off the expressway to get some gas. I’m from California. Good luck with that one.’ ”

Of the 30 NBA teams, there isn’t a market that seems less conducive to an African-American player than Salt Lake City, the home of the two-time Western Conference champion Jazz.

Salt Lake City’s population has always been predominantly white. In 2016, the city was 75 percent white and 2 percent black. Utah itself was a mere 1.6 percent black in 2010, according to the U.S. Census Bureau. While the lack of black residents is a real issue for the black players on the Jazz past and present, once they figured out their surroundings and met people, they loved playing there.

The Undefeated recently spent time in Salt Lake City to investigate what it is like to be black playing for the Jazz and got the rundown on one of the NBA’s most unique cities from its culture, entertainment, and so much more.

(How black Utah Jazz players have embraced Salt Lake City, by Marc J. Spears, 13 marzo 2017). Il resto dell’articolo, il grosso dell’articolo, lo potete leggere sul sito theundefeated.com

Ne vale veramente la pena visto che l’Nba non è solo basket ma storia americana vista e fatta sotto la lente d’ingrandimento di uno sport professionistico. Insomma:

Dategli un’attenta occhiata.

 

      

                          

              

 

 

 

 

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