Houston Rockets 2018/2019: tutto su Mike D’Antoni

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*…tenerli tutti era impossibile. I rigori della luxury tax hanno richiesto almeno un sacrificio di livello. Sacrificio materializzatosi nelle sembianze dello stimato 3&D Trevor Ariza, volato in Arizona dietro lauto compenso. Non solo Ariza, peraltro. Di impatto minore ma comunque significativo l’addio di Mbah a Moute, tornato ai Clippers. Scelte dettate dal faraonico rinnovo di Chris Paul. Faraonico e meritato, pur a 33 anni, per quella che resta una delle 3 migliori point guards della Nba.

Oltre al rinnovo di CP3, parecchio rilevante per il presente ed il futuro dei Rockets, il rinnovo del centro svizzero Clint Capela. Rinnovo arrivato al culmine di una trattativa estenuante per ambo le parti. Alla fine, quinquennale da 90 milioni di dollari complessivi. In media, 18 milioni$ l’anno per 5 anni. Il contratto però ha struttura crescente: parte poco sopra i 15 il primo anno e finisce poco sotto i 20 l’ultimo. Molto interessante il sistema di incentivi messo a punto durante la trattativa. Infatti, 2 milioni di dollari del salario di Capela saranno legati alle sue prestazioni. Individuali e pure di squadra. 1 milione$ legato al raggiungimento della soglia dei 2,000 minuti giocati da Capela ed al contestuale raggiungimento delle finali di conference ad ovest. 500,000 dollari dipenderanno di nuovo dalla soglia dei 2,000 minuti giocati contestualmente ad una percentuale di rimbalzi difensivi pari ad almeno il 30% (30% or higher defensive rebound rate). Infine, altri 500,000  dipenderanno dall’eventuale miglioramento di Capela ai tiri liberi: per far scattare l’incentivo lo svizzero dovrà tirare almeno il 65% dalla lunetta. Ne viene fuori che i soldi garantiti non sono 90 milioni di dollari bensì 80 e gli altri 10 milioni dipendono come illustrato da un mix di prestazioni personali e collettive. Un affare, sul serio.

La buona, e conveniente, riuscita della trattativa con Capela e la sostituzione di Ariza con il ben più economico James Ennis consentiranno ai Rockets di limitare i danni in sede di luxury tax. Houston sfonderà i 130 milioni di dollari di payroll per la stagione 2018/2019. Considerando che la threshold in materia di tassa sul lusso è a 123.7 milioni di dollari, e che il moltiplicatore usato dalla lega ingigantirà di un bel po’ la cifra pagata dal proprietario dei Rockets, è chiaro che la tassa sul lusso Nba funziona. Tanto da aver costretto Houston, nell’investire molto del presente e del futuro della franchigia su Paul e Capela, a rinunciare ad una parte integrante del proprio core in Ariza. Per sostituire il quale è stato preso Ennis e trattenuto Green.

**…’Melo says hi! Con rispetto per James Ennis, Gerald Green, Michael Carter-Williams e Bruno Cabloco(!) c’è un giocatore nel loro medesimo raggio salariale che ha avuto una carriera alquanto differente dalle loro. Il 34enne nativo di Red Hook, New York, incasserà circa 25 milioni di dollari dagli Atlanta Hawks per giocare, al minimo salariale per un veterano con più di 10 stagioni Nba in archivio, con gli Houston Rockets dell’amico Chris Paul. Reduce dalla (di gran lunga) meno prolifica stagione Nba della sua quindicennale carriera, Anthony dovrà affidarsi al noto alchimista di successo Mike D’Antoni. Obiettivo comune: creare le condizioni per un ultimo e magari decisivo acuto di carriera dell’ala newyorchese. Peraltro, rivitalizzare ‘Melo non sarà l’unica impresa delicata affidata da ‘moneyball’ Morey al coach ex Benetton Treviso. La trade che ha dirottato Ryan Anderson e contratto a Phoenix ha regalato a D’Antoni l’intrigante e problematico Chriss. Il quale potrebbe essere perfetto per lo stile di Houston: in difesa per atletismo e mobilità e poi in attacco nutrendosi del talento di Paul/Harden. Per farlo, però, serviranno presenza mentale e applicazione continua. Può Chriss riuscirci? Soprattutto, gli interessa?

Dai Suns, oltre Chriss, è arrivato a Houston pure Brandon Knight. Attualmente ai box in seguito ad un’operazione estiva di ripulitura del ginocchio. Lontano dai parquet Nba da circa 18 mesi, Knight è un’ulteriore scommessa sulle capacità di coach MDA di rimetterne in piedi fiducia e carriera. Discorso analogo pure per il sempre enigmatico, fragile e spesso deludente Carter-Williams (rookie of the year nel 2013/2014..). Non bastassero tutte queste incombenze di player development il coach dei Rockets dovrà anche preoccuparsi di un’incombenza cui mai avrebbe pensato anche solo qualche settimana fa. Il ritiro di Jeff Bzdelik, l’architetto della sorprendente difesa dei Rockets, dai parquet Nba. Vale a dire, l’architetto di quella difesa che ha spinto i Warriors sull’orlo dell’eliminazione prima che l’infortunio di Paul facesse deragliare il (quasi) perfetto piano di Houston. Insomma, perdere nella stessa estate Ariza, Mbah a Moute e Bzdelik e dover inserire ‘Melo, Chriss e Knight…forza MDA! Soprattutto per questa ragione, le vibrazioni percepite attorno ai Rockets sembrano essere complessivamente negative rispetto all’anno scorso.

Depth chart: Paul, Harden, Ennis, Tucker, Capela; off bench Carter-Williams, Gordon, Green, Anthony, Chriss; + Knight (quando tornerà dall’infortunio), Nene, Zhou Qi, Hartenstein. Per quanti dubbi si possano nutrire sulla tenuta difensiva dei Rockets 2018/2019, varrebbe pure la pena ammettere che, almeno sotto il profilo del potenziale, il firepower offensivo della squadra rischia di essere ulteriormente cresciuto. Una squadra in grado di far uscire dalla panca e generare poi, in puro stile Rockets, buoni possessi in isolamento per realizzatori del calibro di ‘Melo ed Eric Gordon…dovrebbe essere abbastanza strapotente. Uno stile che esalta pure l’eroe di casa Geraldo (nel senso di Gerald Green, nato a Houston 32 anni fa). La sorpresa potrebbe venire dalla difesa, dove la coppia Carter-Williams/Chriss potrebbe rivelarsi un disastro di cattive letture oppure un prodigio di sorprendente adattabilità. Non viene in mente allenatore migliore di MDA per provare a farlo.

***l’ipotesi Jimmy. Al momento l’unica ipotesi sensata, e valida secondo le regole salariali in materia, sarebbe: Gordon+Tucker in cambio di Butler. Volendo pure altri giocatori marginali con contratti leggeri e scelte future al draft. Considerando però quanto è forte Houston, le scelte che i Rockets possono offrire hanno un valore alquanto modesto. In più: per quanto possa sembrare paradossale, l’importanza di Tucker per i Rockets è enorme. Probabilmente pure superiore a quella di Gordon. In particolare, la possibilità di utilizzarlo da 5 con Anthony da 4 e Gordon, Harden e Paul sul perimetro, nei quintetti senza Capela, è impossibile da sottostimare. Come se non bastasse, il grosso dei suoi minuti Tucker lo gioca da 4 e cederlo a Minnesota dove il 4 titolare è il giocatore in assoluto preferito da Thibodeau cioè Taj Gibson, non pare avere molto senso. Di sicuro non per Minnesota. Ma pure per Houston: Butler sarebbe una presa fantastica ma il vuoto tattico lasciato da PJ Tucker sarebbe davvero considerevole. Pare però che Houston stia insistendo.

Si vedrà.

Alla prossima.

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