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NO-TAP: viaggio nel cuore della protesta

Perché il TAP è una grande opera inutile.

TAP è l’acronimo di Trans-Adriatic Pipeline, un gigantesco gasdotto offshore lungo 870 km che, attraversando Grecia e Albania, fornirà l’Italia di gas naturale. Si tratta di uno dei più importanti progetti energetici d’Europa e, assieme al SCP – South Caucasus Pipeline e al TANAP – Trans Anatolian Pipeline, costituirà il corridoio meridionale del gas. Il progetto prevede il più costoso contratto di fornitura energetica mai stipulato pari a 130 miliardi di euro a cui si aggiungono altri 40 per la realizzazione e vede tra gli azionisti l’italiana SNAM (20%), l’angloamericana BP (20%), l’azera SOCAR (20%), la belga Fluxys (19%), la spagnola Enagás (16%) e la svizzera Axpo (5%).

Nella grafica: il corridoio meridionale del gas di cui fa parte il TAP.

Nonostante i pareri negativi espressi dalla Regione Puglia e dal Ministero dei Beni Culturali circa l’impatto ambientale devastante provocato dal TAP, l’ex-Ministra dello Sviluppo Economico del Governo Renzi Federica Guidi – già nota alle cronache giudiziarie per l’inchiesta Tempa Rossa – ha emesso nel 2015 il decreto di autorizzazione alla costruzione di questa opera mastodontica affidando gli appalti alla SNAM – Società Nazionale Metanodotti appartenente alla Cassa Depositi e Prestiti e controllata dal Ministero dell’Economia.

Matteo Renzi soddisfatto dell’operato dell’ex-Ministra Federica Guidi.

L’impianto di ricezione e trasformazione del gas verrà costruito sulle coste del Salento, in località San Foca, vicino Meledugno, famosa in tutto il mondo per le sue acque cristalline, le spiagge caraibiche e gli uliveti secolari che producono uno dei migliori oli d’oliva d’Italia. Turismo e agricoltura costituiscono infatti le principali risorse di questa meravigliosa terra rimasta intatta dai danni dell’inquinamento prodotto dalle attività industriali, e dando al tempo stesso lavoro e occupazione a decine di migliaia di famiglie.

Le bellissime spiagge di San Foca, in Salento.

Non c’è da meravigliarsi se gli abitanti del posto si sono opposti alla realizzazione del TAP. Si tratta di un’opera inutile: il consumo di gas è in diminuzione, i gasdotti esistenti sono sfruttati al 58% e i rigassificatori al 32% della loro portata. Le manifestazioni di protesta sono continuate per settimane, migliaia di persone sono scese in piazza e non sono mancati momenti di tensione. Intanto i sindaci salentini hanno lanciato un appello al Presidente della Repubblica affinché sospenda i lavori mentre ha avuto grande successo la proposta di organizzare il concerto del Primo Maggio a Meledugno ricevendo l’adesione di artisti come Mannarino, 99 Posse, Lo Stato Sociale, Bandabardò, Roy Paci e Sud Sound System.

Bambini bloccano i camion diretti ai cantieri del TAP.

Secondo le organizzazioni ambientaliste il TAP è un’opera dall’impatto ambientale devastante con chilometri di coste deturpate e decine di ettari di uliveti abbattuti per far posto al gasdotto. Si continua non voler affrontare il nocciolo del problema: perché il Governo Italiano continua ad investire in petrolio, carbone e gas invece che nelle energie rinnovabili? Ciò rappresenterebbe l’unico modo per raggiungere l’indipendenza energetica azzerando l’impatto ambientale. La TAP violerebbe inoltre gli equator principles ossia un meccanismo di soft-law internazionale di gestione del rischio ambientale e sociale legato alle grandi opere.

Ettari di uliveti abbattuti per fare posto ai cantieri del TAP.

Alla base del TAP infine c’è un intreccio di politica, imprenditoria, multinazionali, oligarchi e criminalità organizzata in una spirale di corruzione e riciclaggio di denaro senza precedenti come ben documentato dall’inchiesta de L’Espresso balzata all’attenzione dell’opinione pubblica, tanto che la Procura di Lecce ha aperto un’indagine per fare luce su questa oscura vicenda. Si tratta dell’ennesima grande opera inutile e dannosa, finanziata con i soldi dello Stato, che andrà ad arricchire le tasche delle multinazionali e degli oligarchi del gas, e a perderci saranno come sempre i cittadini.

Siamo dunque di fronte ad un bivio e dobbiamo scegliere da che parte stare: se dalla parte della bellezza, della natura e dei cittadini che lottano per un futuro migliore o dalla parte di chi distrugge i nostri territori e specula sulle nostre vite arricchendosi alle nostre spalle.

Ulivi secolari in Salento, simbolo della Puglia.