Il prezzo del carburante è quasi raddoppiato rispetto all’inizio dell’anno, spingendo diverse compagnie a rivedere al rialzo i listini. La crisi sta influenzando anche l’operatività dei voli: Air New Zealand ha programmato la cancellazione di 1.100 collegamenti fino a maggio, mentre molte rotte internazionali vengono deviate per evitare le zone di conflitto.
Sul fronte turistico, l’operatore On the Beach ha segnalato un brusco calo della domanda per mete popolari quali Turchia, Grecia, Cipro ed Egitto, sospendendo le proprie previsioni di utile. Complessivamente, si stima che il conflitto abbia già portato alla cancellazione di 46.000 voli globali, con un impatto economico sul turismo internazionale di circa 600 milioni di dollari al giorno. IIl gruppo Air France-KLM ha confermato un aumento di 50 euro per i voli intercontinentali in classe Economy, mentre vettori come Cathay Pacific, Qantas e Thai Airways hanno annunciato incrementi tariffari o raddoppi dei supplementi carburante
L’aggravarsi del conflitto in Medio Oriente e la conseguente instabilità nello Stretto di Hormuz stanno determinando un sensibile aumento dei costi per il settore aereo e turistico.
