In queste ore il prezzo del gasolio ha superato i 2,6 euro al litro in diversi distributori autostradali italiani, segnando uno dei livelli più alti degli ultimi anni.
A denunciarlo è il Codacons, che da giorni monitora l’andamento dei listini alla pompa sulla base dei dati comunicati al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
I numeri sono impressionanti.
Sulla A4 Milano-Brescia il diesel ha raggiunto 2,654 euro al litro, sulla A21 Torino-Piacenza 2,639 euro, mentre sulla diramazione A8/A26 e sulla A13 Bologna-Padova si superano rispettivamente 2,614 e 2,609 euro al litro. In molti distributori della rete autostradale il prezzo del gasolio al servito ha ormai superato stabilmente la soglia dei 2,5 euro al litro.
Ma la situazione non riguarda solo le autostrade.
Secondo le rilevazioni diffuse dal Codacons, il diesel self service ha superato in media i 2 euro al litro in quasi tutte le regioni italiane, con picchi sopra i 2,03 euro in alcune aree del Paese.
Un livello di prezzi che rischia di avere effetti a catena sull’intera economia.
In Italia, infatti, oltre l’80% delle merci viaggia su gomma, e l’aumento del costo del gasolio si traduce inevitabilmente in rincari per il trasporto e quindi per i prodotti sugli scaffali.
Per questo l’associazione dei consumatori lancia un allarme molto netto: senza un intervento immediato sulle accise, il rischio è quello di una nuova stangata per famiglie e imprese. Il Codacons chiede infatti al governo di ridurre le accise di almeno 15 centesimi al litro per contenere l’escalation dei prezzi.
La questione, però, non riguarda solo il prezzo del pieno.
Dietro quei numeri c’è qualcosa di molto più grande: il costo della mobilità, del lavoro e della vita quotidiana. Perché quando il diesel sfonda i 2,6 euro al litro, non è solo un problema di distributori.
È il segnale che l’intero sistema economico sta entrando in una nuova fase di pressione sui prezzi. E, alla fine, come sempre, il conto arriva a chi deve fare rifornimento…
